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FINANZA/ Ecco a chi giova l'aumento dei tassi Usa...

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Tirare un po' la briglia dei tassi in funzione antispeculativa significa tenere alta l'eco dell'ultimo G7 (anche i banchieri devono pagare i conti della crisi) e accelerare il recupero di un leadership nel governo della moneta, della finanza e dell'economia. Certo è un altro capitolo - forse meno chiacchierato - della resa dei conti tra finanza di mercato, governi e authority che è il vero tema dell'exit strategy: forse più ancora dell'atteggiamento della Cina nei confronti del dollaro e del debito pubblico Usa.


Perché - come stanno dimostrando anche gli attacchi speculativi contro l'euro o contro i titoli di stato di alcuni paesi dell'eurozone come Spagna e Portogallo (e sulla carta come la stessa Italia) il veicolo attivo delle turbolenze di mercato sono sempre i grandi intermediari bancari internazionali.


Gli stessi che - veniamo a scoprire - hanno contribuito certamente a coprire contabilmente il buco delle finanze pubbliche greche e a gestirlo con pura ingegneria finanziaria. Il braccio di ferro sulla riforma bancaria preannunciata da Obama (tanto draconiana da aver spaventato anche i ministri economici della Ue) dunque è il tavolo sul quale la Fed ha calato la prima carta: non pesante, ma certamente in anticipo sui tempi.


In Europa, d'altronde, l'ordine del giorno è lo stesso, anche se la crisi della Grecia sembra più carica di connotati politici. Invece il tema di fondo è e resta: chi governa/difende l'euro? Quali sono le sanzioni per chi viola le regole su un mercato (su una moneta) che conservano alla fine una forte connotazione di "bene collettivo", non usurpabile dal puro gioco del rischio finanziario?


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