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FINANZA/ Draghi tra gli eschimesi cerca di prendersi la Bce

La lunga marcia di Mario Draghi verso la presidenza della Bce è partita dal G-7 di Iqaluit, tra i ghiacci artici e arriverà a un punto cruciale il prossimo fine settimana a Napoli

Draghi_PrimopianoR375_17mar09.jpg(Foto)

A Iqaluit, tra gli eschimesi, Mario Draghi è stato uno degli speaker-leader tra i ministri finanziari del G-7, ma quando si è presentato alla stampa, ha detto di voler parlare come governatore della Banca d'Italia. Il banchiere centrale italiano, anzitutto, sa bene che le sue chance di candidato alla presidenza Bce restano legate al suo passaporto «europeo» (come ha sottolineato nel suo editoriale domenicale Il Sole 24 Ore) e non potranno far leva più di tanto sul profilo globalista di capo del Financial stability board. E anche la vera carta da giocare nella lunga volata verso Francoforte, è la stabilità del sistema bancario nazionale: la cui vera convention annuale (che continua a chiamarsi “convegno Forex” anche se è da anni estesa a tutte le associazioni professionali dell'industria creditizia nazionale) è in programma nel fine settimana a Napoli.


È per questo che Draghi ha cominciato a parlare al suo “collegio elettorale” da 8mila chilometri di distanza: perché sa (già da tempo, questa nota vi ha dedicato un focus all'inizio dello scorso dicembre) che il suo prestigio di banchiere centrale internazionale non può prescindere da un determinato grado di consenso nella finanza più collegata all’economia reale, com’è quella diffusa nell'Eurozona. E il consenso, sulla ri-regulation di “Basilea 3” non c’è ancora e lo stesso governatore l'ha implicitamente ammesso, quando ha ripetuto in pubblico quello su cui aveva insistito nel privato del G-7.

L'inasprimento delle regole di vigilanza prudenziale, presentato dai banchieri centrali del G-10 di Basilea, non interferirà nello sforzo di rilancio dell’economia: la stabilizzazione del sistema bancario, attraverso più stretti requisiti patrimoniali e più severe politiche anti-rischio sia sui mercati che nell'erogazione del credito alle imprese, non è incompatibile con la terapia della recessione che è seguita alla crisi finanziaria.


«Le riforme le fanno i politici e i tecnici assieme», ha detto Draghi nel gelido fine settimana canadese nel corso del quale il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha tenuto un profilo molto basso: evitando comunque ritorni polemici con il suo “avversario”. Quando la partita tornerà a giocarsi in casa (come al Forex) è indubbio che l'exit strategy globalista di Draghi, convinca meno un'opinione pubblica che - soprattutto nei suoi comparti imprenditoriali, ma non solo - è sempre più ostile al sistema bancario.