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FINANZA/ Così Geronzi e Caltagirone aprono il valzer delle nomine di Generali e Mediobanca

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Un “nocciolo” in cui potenzialmente conviverebbero Fondazioni e fondi sovrani libici, investitori privati italiani (tra il premier) e soci francesi, senza contare l'influenza tedesca attraverso il presidente di UniCredit Dieter Rampl, vicepresidente di Mediobanca e perno del suo decisivo comitato nomine. Ingegneria finanziaria (in cui peraltro Mediobanca è maestra) e design strategico dovrebbero inevitabilmente dare il massimo nel riorganizzare il gruppo. Non necessariamente seguendo gli esempi esteri, dove è Axa l'azionista di riferimento di BnpParibas, e dove è Allianz (anche se con risultati deludenti) ad aver integrato Dresdner Bank.

 

Anche se il “Big One” restasse (tutto o in parte) sulla carta, è l'idea di avviare un definitivo “dopo Cuccia” che sta sotto la superficie del “dossier Geronzi”. Che suscita l'interesse sul ruolo che reciteranno i due top manager di Mediobanca: l'amministratore delegato Alberto Nagel e il direttore generale Renato Pagliaro (che continua a restare il vero “erede morale” della Mediobanca di Cuccia e Maranghi). Entrambi - dopo il rapido e turbolento abbandono della governance duale nell'istituto, imposto da Geronzi - occupano ora due seggi su sei nel comitato nomine (sugli altri siedono Geronzi, Rampl, Marco Tronchetti Provera e ben Ammar) e sarà Nagel formalmente a proporre il nome del prossimo presidente di Generali, candidato dall'azionista di maggioranza relativa.

 

E sarebbe poco verosimile che l'eventuale designazione di Geronzi a Trieste avvenisse senza un contestuale accordo su chi prenderà il suo posto in Piazzetta Cuccia. Anzi, le sue tre presidenze: patto di sindacato, consiglio d'amministrazione, comitato esecutivo. Che è quasi impossibile restino “impacchettate”. Il nome di Marco Tronchetti Provera - vicepresidente di Mediobanca - già messo in gioco dai rumor per la possibile successione di Geronzi, è in realtà più praticabile per l'eredità singola alla presidenza del patto di sindacato.

 
Per il cambio della guardia “vero” al vertice di Piazzetta Cuccia il nome accreditato è quello di Fabrzio Palenzona. Una figura poliedrica quella del vicepresidente di UniCredit, da sempre “dominus” della Fondazione Crt: da politico puro (presidente Dc della Provincia di Alessandria) si fa strada nell'ultimo decennio proprio a partire dalla vicepresidenza di Piazza Cordusio: quasi ormai una “co-presidenza” rispetto a Rampl a in asse con l'amministratore delegato Alessandro Profumo.

 

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