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FINANZA Generali e Mediobanca, una partita a 4 stelle: ecco chi la spunterà

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E su questo sfondo ha preso forma il modello-direttorio per Rcs, mentre su Generali e Mediobanca il confronto è più serrato in attesa dei termini per la presentazione delle liste per l’assemblea del Leone (6 aprile). L’85enne Berhneim è in scadenza e non può essere rinnovato (ma diventerà quasi sicuramente presidente onorario e in quanto tale - come Enrico Cuccia in Mediobanca - continuerà ad avere qualche influenza). Geronzi è indubbiamente allettato dalla possibilità di trasferirsi a Trieste: per l’assoluto prestigio internazionale della carica, per la rete di partecipazioni e la massa di manovra che le Generali possono assicurare a un banchiere attivo come il presidente di Mediobanca; non da ultimo, perché i requisiti di onorabilità richiesti dalla vigilanza sulle compagnie assicurative sono per ora meno stretti di quelli fissati per le banche.

 

E questo potrebbe essere rilevante se alcuni procedimenti giudiziari che coinvolgono Geronzi (Parmalat e Cirio) avessero sentenze di primo grado non favorevoli. È pur vero che Geronzi (che per due volte è stato sospeso in via cautelare dalla presidenza di Capitalia e dalla vicepresidenza di Mediobanca) ha già ribadito di ritenersi innocente dalle imputazioni contestategli e ha fatto capire di volersi comunque opporre con ogni mezzo a richieste di sospensione da parte di soci e autorità: anche nel caso in cui rimanesse alla presidenza di Mediobanca.


Resta il fatto che le sue meditazioni sono state prese estremamente sul serio da altri: anzitutto da Fabrizio Palenzona, storico “plenipotenziario” della Fondazione Crt, vicepresidente di UniCredit, membro dell’esecutivo Mediobanca (molto legato all’eredità di Vincenzo Maranghi) ora anche azionista diretto di Generali, dopo la vendita-blitz del 2,2% da UniCredit a una cassaforte partecipata da Crt. Il peso e la struttura della Palenzona-connection in Mediobanca-Generali è oggi quindi paragonabile a quella dei soci francesi e il gioco è molto leggibile.

 

Se Geronzi si trasferirà a Trieste, Palenzona intende succedergli in Mediobanca. In caso contrario vuole sedersi al tavolo del dopo-Bernheim nel Leone in condizioni di parità con Geronzi (il quale può contare sull’appoggio esterno del gruppo Caltagirone) e con i soci francesi. È in questo orizzonte che hanno preso consistenza due simmetriche candidature manageriali, sia per Mediobanca, sia per le Generali.

 

Per la presidenza della prima sarebbe in corsa Renato Pagliaro, oggi direttore generale, fino all’anno scorso presidente del consiglio di gestione nella governance duale. Pagliaro - tornato formalmente all’amministratore delegato Alberto Nagel, che ha potere di proposta nel comitato nomine di Mediobanca - è considerato tuttavia l’erede più autentico di Maranghi, delfino di Cuccia e ultimo leader dell’istituto davvero autonomo. Molto stimato da tutti i soci di Mediobanca e da tutta la Milano finanziaria, Pagliaro sarebbe inequivocabilmente una mediazione vincente per Palenzona (che forse potrebbe aggiungere una vicepresidenza “esecutiva” di Mediobanca in quota UniCredit). Una presidenza Magliaro garantirebbe d’altronde l'autonomia del management di Mediobanca e una gestione equilibrata delle partecipazioni strategiche (Geneali, Telecom, Rcs). Geronzi presidente delle Generali resterebbe presidente del patto di sindacato Mediobanca? Forse inizialmente sì, ma è un altro dossier che dovrà essere aperto entro Pasqua.

 

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