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FINANZA Generali e Mediobanca, una partita a 4 stelle: ecco chi la spunterà

La scelta del nuovo presidente di Generali apre un valzer di nomine che coinvolge anche Mediobanca. GIANNI CREDIT ci mostra lo stato dell’arte

Generali_LeoneR375_23feb09.jpg(Foto)

La “fumata nera” per la nuova presidenza Generali è tutto fuorché una “notizia mancata”. L’ultimo tour de force di summit (prima quello del patto Rcs, poi l’esecutivo Mediobanca sulle nomine a Trieste) ha invece maturato e in parte chiarito l’ennesima campagna di primavera del grande capitalismo italiano. La decisione dei soci-chiave del Corriere della Sera di entrare compatti nel consiglio d’amministrazione della Rcs Quotidiani, è un’apparente bizzarria per la governance societaria: nella quale, normalmente, chi comanda davvero sta nelle holding. Ma il parterre di Rcs Mediagroup - dopo il tentativo di scalata di Stefano Ricucci - è rimasto affollato e frastagliato.

Agli azionisti storici del patto (Mediobanca, Fiat, Intesa Sanpaolo, Generali, Edison, gruppi Pesenti, Ligresti, Della Valle, Fondiaria, Italcementi, ecc.) si sono aggiunti, fuori patto, i gruppi Benetton, Caltagirone, Rotelli. La semplificazione - anche a fini di definizione della linea editoriale del Corriere - è dunque avvenuta a valle, nel consiglio della controllata Rcs Quotidiani: un presidente-garante (Piergaetano Marchetti, ex leader del patto Mediobanca), i “duumviri” bancari Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi e quattro imprenditori di bandiera - Luca di Montezemolo (Fiat) Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Giampiero Pesenti (Italcementi) e Diego Della Valle.

I primi tre sono certamente integrati in quel capitalismo bancocentrico che ha in Intesa Sanpaolo e in Mediobanca (e nel suo socio-pivot UniCredit) il suo attuale baricentro; nelle Generali l’eterno “oggetto del desiderio”, nel Corriere un prestigioso portavoce, in Telecom un’azienda-paese che può ancora evolvere da problema a vera opportunità strategica.


Il nuovo “format” societario per il Corriere è in ogni caso un primo punto fermo, tutt’altro che trascurabile anche ai fini del riassetto Mediobanca-Generali. In campo hanno deciso di scendere in prima persona i due grandi banchieri (Bazoli e Geronzi), dotati di leadership proprie e “moderati” da una solida figura di garanzia come Marchetti. Se Intesa Sanpaolo fa capo a una nutrita pattuglia di Fondazioni (capeggiate da Cariplo e Compagnia San Paolo), l’assetto di Mediobanca ha due grandi riferimenti autonomi: i soci francesi guidati da Vincent Bolloré e dallo stesso presidente uscente di Generali Antoine Bernheim; e UniCredit, a sua volta ancorato a grandi fondazioni come CariVerona e CariTorino.

E razionalizzando al massimo anche il contesto politico: Mediobanca, Geronzi e i soci francesi dialogano con il premier Silvio Berlusconi (Fininvest è tra l’altro socio in Piazzetta Cuccia e grande azionista di Mediolanum); le Fondazioni - tutte - interfacciano con il ministro dell’Economia Giulio Tremonti (anzitutto attraverso la Cassa Depositi e Prestiti) e garantiscono contatti “multipartisan” con i territori del Nord, sempre più popolati di amministrazioni leghiste, anche se non abbandonati da quelle del Pd. In ogni caso il nuovo amministratore delegato della Cdp, Gorno Tempini, viene da Mittel (la holding bresciana guidata da Bazoli) e prima ancora da Intesa.

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