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FINANZA/ Tutti i rebus aperti dopo la vittoria di Geronzi in Generali

Geronzi_CesareR375.jpg(Foto)

Geronzi, invece, resta membro del patto di sindacato Mediobanca, ma ne perde la guida: nonostante i tenaci tentativi di mantenerla. Sarà sostituito da Angelo Casò, uno dei più prestigiosi commercialisti milanesi, da sempre di casa in Via Filodrammatici (come sindaco, poi come membro del consiglio di sorveglianza, oggi come consigliere indipendente). Con lui viene ripristinata la figura classica di leader-garante del patto, a suo tempo impersonata da Ariberto Mignoli e poi da Piergaetano Marchetti. Con questo passaggio e con la più appariscente nomina di Renato Pagliaro alla presidenza di Mediobanca, il decennale della scomparsa di Enrico Cuccia si celebra all'insegna di una relativa restaurazione.

 

A Pagliaro - finora direttore generale cresciuto alla scuola interna dell’istituto assieme a Nagel e a Matteo Arpe (bruscamente uscito dopo l'Opa Telecom) è stato esplicitamente riconosciuto il titolo di “erede morale” della tradizione dirigenziale dell'istituto da Vincenzo Maranghi: l’amministratore delegato di Mediobanca defenestrato nel 2003 e prematuramente scomparso quattro anni dopo. Ed è il nome di Pagliaro - ineccepibile finora nella guida il leggendario portafoglio partecipazioni di Mediobanca (Rcs, Generali, Telecom, etc) - a suggerire una riflessione più sfumata - ma non meno strutturale - sull’inevitabile compromesso maturato in questi giorni.


Era sempre stato UniCredit - e in particolare l’amministratore delegato Alessandro Profumo - a considerare apertamente i manager il vero punto di riferimento in Mediobanca. Erano stati Profumo e il presidente Rampl a difendere Pagliaro e Nagel durante il turbolento abbandono della governance “duale” due anni fa. Ed era stato Palenzona - membro dell'esecutivo di Mediobanca - a promuovere la mediazione finale, tenendo aperti gli spazi per i manager nel consiglio d’amministrazione tradizionale voluto da Geronzi. Oggi Pagliaro è presidente, Nagel è rafforzato e Geronzi non ha più ruolo in Piazzetta Cuccia.

 

Questa nota continua a non avere dubbi che Palenzona fosse in predicato per una delle caselle del nuovo organigramma: la presidenza stessa dell’istituto oppure quella del patto. Per ora, invece, nel suo carniere c’è solo la designazione di un consigliere a Trieste: Angelo Maglietta, economista della Cattolica, segretario generale della Fondazione Crt, dopo essere stato a lungo commissario della Fondazione Cariplo indicato dall’amministrazione leghista del Comune di Milano.

 

Ma il peso reale di Palenzona al termine del riassetto andrà misurato prevedibilmente più in là: forse con l’assunzione della vicepresidenza Mediobanca in quota UniCredit, oggi retta da Rampl. Nel frattempo la situazione è in movimento proprio in Piazza Cordusio, dove lo stesso Profumo è a un passaggio critico. Il suo progetto di “banca unica italiana” non piace alle grandi Fondazioni azioniste, le quali a loro volta dovranno fare i conti con un quadro politico settentrionale più fortemente dominato dalla Lega.

 

Per questo Palenzona potrebbe anche essere stato indotto ad attendere sviluppi che potrebbero essere imprevisti e ravvicinati in UniCredit. D’altro canto Torino ha confermato proprio in questi giorni di essere il laboratorio di nuove combinazioni sul crinale fondazioni tra politica e finanza. La Compagnia San Paolo (primo azionista di Intesa Sanpaolo) ha deciso infine di candidare come vice-Bazoli l’economista Elsa Foriero, cancellando all’ultimo istante il nome proposto dal sindaco Sergio Chiamparino: Alfonso Iozzo, ex amministratore delegato del Sanpaolo di Torino e d ex presidente della Cassa depoisti e prestiti. Ma anche un tempo vicino ai Ds, oggi al Pd.

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