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FINANZA/ 1. Ecco le mosse di Bossi per prendersi le banche del Nord

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Ma la Lega non ha mai “disturbato” neppure gli altri “giganti del Nord”: la Popolare di Verona (che ha aggregato quella di Novara); o quella di Bergamo (che si è fusa con la bresciana Banca Lombarda); né ha affiancato l’iniziale ascesa dell’AntonVeneta o le mosse della Popolare di Vicenza. E in fondo si è tenuta a distanza anche da tutte le avventure della cosiddetta “finanza padana”: da quella di Roberto Colaninno ed Emilio Gnutti su Telecom (targata anzi Ds), a quella di Gianpiero Fiorani e della sua Popolare di Lodi (alla fine appoggiato soprattutto sul premier Silvio Berlusconi).

 

Non ha “infiltrato”, infine, il sistema bancario nordico e federale per eccellenza: il Credito cooperativo, tra i cui mille “banchieri orizzontali” i simpatizzanti della Lega non sono certo pochi. Per paradosso solo parziale, a un certo punto la Lega si è impuntata a partire “dal basso” anche in campo creditizio, fondando il Credieuronord, una banca senza precisa connotazione strategica (Bcc, banca d’affari, asset manager?) quasi subito naufragata.

 

Val solo la pena di ricordare che in questo incidente di percorso, la Lega “bruciò” anche Francesco Arcucci: un economista di Bergamo che era stato inizialmente “adottato” da Giovanni Bazoli nella governance della prima Banca Intesa, il cui modello strategico non per caso si chiamava “federale”.

 
Il problema è stata la scarsità di personale qualificato da spendere (o meglio, di personaggi qualificati disposti a spendersi appoggiandosi a una forza politico-sociale ancora magmatica)? Oppure è mancata una cultura politico-bancaria confrontabile con quelle via via consolidatesi nella Prima Repubblica (Dc, Pri-Pli, Psi)?

 

Non va esclusa probabilmente una circostanza d’ambiente: il ventennio di ascesa della Lega è stato - fino alla Grande Crisi - una lunga fase di boom per l’economia e la finanza. È stato un periodo in cui l’elettore leghista medio (tipicamente il piccolo imprenditore) ha visto aumentare i propri redditi e la propria ricchezza. La banca è stata spesso più gestore entusiasta dei suoi risparmi che finanziatore occhiuto.

 

I problemi - per questo “italiano” - sorgevano allo sportello fiscale e a quello della pubblica amministrazione in genere, non a quello bancario (e neppure più a quello sindacale). La banca non è stata un “nemico” ed è invece spesso cresciuta “sul mercato” con l'elettorato leghista fino a quando i bond Parmalat e Cirio si sono rivelati carta straccia. E quando qualcosa denominato “Basilea 2” ha messo pesantemente in discussione il tradizionale rapporto di credito tra banca e imprese di territorio.



È in questi anni (il crack Cirio è dell’autunno 2002) che Giulio Tremonti concepisce e sviluppa la sua strategia politico-culturale di lungo periodo, ormai da tempo etichettata come “anti-mercatismo”: di fatto la piattaforma economico-finanziaria della Lega, in capo al super-ministro economico che sintetizza l’esigenza di profilo (anche internazionale) da parte del premier e il supporto elettorale interno da parte del partito di Bossi.

 

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COMMENTI
15/04/2010 - La Lega biforcuta (spadon gino)

“Facci sognare! Vai!”: così Massimo D’Alema rispondeva nel luglio 2005 a Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, che gli annunciava l’imminente acquisizione del “70 per cento della Bnl“. “Abbiamo una banca!”, commentava con minore slancio onirico, ma con uguale compiacimento l’allora segretario ds Piero Fassino parlando al telefono con lo stesso Consorte. E per queste due espressioni, banalmente entusiaste, si scatenò il pandemonio. Ora invece, quando l’ineffabile Bossi, chiede le banche del Nord, ecco leghisti e soci a plaudire immemori degli strali lanciati contro i plutocrati diessini, e dimentichi del pietoso fallimento del loro primo (ed unico per fortuna ) esperimento bancario

 
08/04/2010 - questa sì che è informazione (romano calvo)

Grazie per questo interessantissimo excursus sul rapporto tra banche e politica (lega). Da quanto lei dice se ne deduce una sostanziale subalternità (o incapacità) della lega nord ai potentati finanziari ed una speranza che Tremonti, appoggiato dalla Lega, possa ora introdurre riforme nel meccanismo bancario italiano, per renderlo più vicino alle esigenze delle PMI ed al riparo dalle speculazioni dei grandi potentati finanziari internazionali. Detto questo, dal settembre 2008 ad oggi sono trascorsi 18 mesi, ma di interventi concreti in questa direzione io non ne ho visti (la banca del sud?). Siamo sicuri che il popolo della Lega e Tremonti, vogliano realmente percorrere questa strada? romano.calvo@libero.it

 
08/04/2010 - La non ragionevole militanza (PAOLA CORRADI)

Mi preoccupa ancora la militanza della Lega, spesso poco critica e troppo fedele solo alla gerarchia. Spesso infatti chi obbedisce in modo pedissequo non ha autonomia di ragione oppure ha una dipendenza economica sostanziale.