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FINANZA/ 1. Ecco le mosse di Bossi per prendersi le banche del Nord

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Tremonti - su questo terreno - è davvero il “Ciampi del centrodestra”. Come l’ex Governatore della Banca d’Italia (poi presidente della Repubblica) fu dal ‘96 al ‘98 un punto d’equilibrio non sostituibile nel conto alla rovescia verso l’euro, Tremonti lo è oggi: anche nel ruolo attivo di interfaccia con il sistema bancario. I suoi “lunedì a Milano” (spesso con pranzi veloci presso l’Intendenza di Finanza) raccolgono frequentemente personaggi come Guzzetti e Palenzona, come i due Ceo di UniCredit (Alesando Profumo) e Intesa (Corrado Passera).

 

È qui che ha preso forma la strategia della “Grande Cassa Depositi e Prestiti” (circondata di fondi di sviluppo per le infrastrutture, per il social housing, per la ricapitalizzazione delle Pmi). È il Tremonti-network al Nord che ha partorito la Banca del Sud, imperniata sul sostegno del Credito cooperativo. Non è mancato il tacito “voto” di Tremonti al rinnovo (in chiave di sostanziale continuità) per una banca-paese come Intesa Sanpaolo.

 

L’occhio del ministro (anche per conto della Lega) è attentissimo anche agli sviluppi al vertice di UniCredit (e presumibilmente non favorevole a un’uscita di scena traumatica di Profumo). Se la lettura non appare eccessiva, anche il passaggio di Cesare Geronzi al vertice Generali (con l’appoggio decisivo di Gianni Letta e dell’entourage romano di Berlusconi) e il ritorno di un manager interno come Renato Pagliaro alla presidenza di Mediobanca non è risultato sgradito a Tremonti. Per il quale comunque, la lotta a “Basilea 2” resta una priorità politica molto “leghista”.


Perché una banca italiana (sopravvissuta alla crisi) non può prestare soldi a una piccola impresa italiana perché lo vietano le regole stabilite da banchieri centrali internazionali, clamorosamente violate dalle investment bank della City e di Wall Street? Perché i risparmi di molti italiani (in maggioranza del Nord) sono stati ingoiati dal barattolo - vuoto - di pelati Cirio che Tremonti tiene sulla scrivania di Quintino Sella in Via XX Settembre? Perché tanti Comuni italiani sono rimasti prigionieri della “lotteria della morte” dei derivati?

 

Queste sono le premesse strategiche della “seconda volta” della Lega “di governo”, che ora non potrà non occuparsi anche di banche. Senza dimenticare che dal 2001, l’unica vera riforma costituzionale varata in Italia, attribuisce alle Regioni una potestà legislativa concorrente in campo creditizio: su Bcc, Casse di risparmio, finanziamento dell’agricoltura e altra “finanza sussidiaria”.

 

La nuova Cassa di risparmio del Nordovest promossa da Carige e dalla Fondazione Crt è già una realtà di questo “federalismo bancario”, che ovviamente vuol essere lontanissimo dal vecchio - e fallimentare - potere di autorizzazione di apertura degli sportelli detenuto dalla Regione Siciliana.

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COMMENTI
15/04/2010 - La Lega biforcuta (spadon gino)

“Facci sognare! Vai!”: così Massimo D’Alema rispondeva nel luglio 2005 a Giovanni Consorte, numero uno di Unipol, che gli annunciava l’imminente acquisizione del “70 per cento della Bnl“. “Abbiamo una banca!”, commentava con minore slancio onirico, ma con uguale compiacimento l’allora segretario ds Piero Fassino parlando al telefono con lo stesso Consorte. E per queste due espressioni, banalmente entusiaste, si scatenò il pandemonio. Ora invece, quando l’ineffabile Bossi, chiede le banche del Nord, ecco leghisti e soci a plaudire immemori degli strali lanciati contro i plutocrati diessini, e dimentichi del pietoso fallimento del loro primo (ed unico per fortuna ) esperimento bancario

 
08/04/2010 - questa sì che è informazione (romano calvo)

Grazie per questo interessantissimo excursus sul rapporto tra banche e politica (lega). Da quanto lei dice se ne deduce una sostanziale subalternità (o incapacità) della lega nord ai potentati finanziari ed una speranza che Tremonti, appoggiato dalla Lega, possa ora introdurre riforme nel meccanismo bancario italiano, per renderlo più vicino alle esigenze delle PMI ed al riparo dalle speculazioni dei grandi potentati finanziari internazionali. Detto questo, dal settembre 2008 ad oggi sono trascorsi 18 mesi, ma di interventi concreti in questa direzione io non ne ho visti (la banca del sud?). Siamo sicuri che il popolo della Lega e Tremonti, vogliano realmente percorrere questa strada? romano.calvo@libero.it

 
08/04/2010 - La non ragionevole militanza (PAOLA CORRADI)

Mi preoccupa ancora la militanza della Lega, spesso poco critica e troppo fedele solo alla gerarchia. Spesso infatti chi obbedisce in modo pedissequo non ha autonomia di ragione oppure ha una dipendenza economica sostanziale.