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FINANZA/ Dagli Usa il "metodo Lega" nella guerra a Goldman Sachs

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Perfino venerdì, quando Goldman Sachs ha cominciato a crollare al Nyse, zavorrando l’intero listino e le altre Borse, c’è chi ha pensato all’ennesimo “gioco pesante”: lo stesso che era stato intravisto nella performance nettamente negativa del Dow Jones al termine dell’“inauguration day” di Barack Obama, nel gennaio del 2009. Ma ormai anche il compromesso tattico tra il primo presidente afroamericano e Wall Street sembra superato e Tim Geithner - segretario al Tesoro con Obama dopo aver guidato la Fed di New York - non sembra più così distante dal suo predecessore Hank Paulson nella grande istruttoria che la Sec ha alla fine deciso di aprire sul meltdown dei mercati.

 

Paulson, il presidente della Goldman Sachs chiamato - esemplarmente - nel 2006 da George Bush al Tesoro per gestire una crisi la cui gravità e irreversibilità era ormai abbastanza chiara all’intero stablishment finanziario. Certamente a quell’esclusivo network globale di tecnocrati, governanti, accademici, businessmen costruito e mantenuti per decenni dalla Goldman Sachs. In Italia ne hanno fatto parte l’ex premier Romano Prodi, l’ex commissario all'Antitrust Ue, Mario Monti, l’attuale governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi (che di Goldman è stato executive vicepresident per l’Europa dal 2002 al 2005) e l’attuale sottosegretario alla Presidenza, Gianni Letta.

 

Un network che ha tenuto in fondo agganciate anche voci mediatiche importanti. Tanto che già mercoledì 8 aprile gli osservatori più attenti avevano notato un inedito doppio focus acceso dal Financial Times. Sia la rubrica Lex che gli “editorial comment” esprimevano perplessità sul fresco bilancio 2009 della Goldman e in particolare alla lettera agli azionisti del Ceo Lloyd Blankfein: giudicato debole, guarda caso, nel rispondere alla crisi reputazionale della banca e soprattutto ai crescenti sospetti che Goldman avesse giocato (e lucrato) contro i suoi clienti.


Difficile dire se il Ft abbia tentato un delicatissimo scoop, o volesse “stanare” la Sec, o desiderasse solo smarcarsi all’ultimo istante da un nome che per 20 anni è stato uno dei suoi beniamini e profeti. Otto giorno dopo, in ogni caso, la Sec di Mary Schapiro ha bussato alla porta della Goldman con un atto d’accusa “esemplare”, di chiara valenza politica.

 

Il caso Abacus è “in nuce” la quintessenza della Grande Crisi: un po’ di mutui subprime sono stati “impachettati” in un veicolo e i suoi derivati offerti e rivenduti a investitori come minimo non informati, probabilmente destinatari di informazioni falsate ad arte. La Goldman - con la complicità di un hedge fund che puntava sul default di quei subprime e con la connivenza di alcuni advisor apparentemente indipendenti - avrebbe quindi registrato a guadagno le perdite provocate ai suoi clienti. Ed è la stessa banca che con un derivato “magico” avrebbe consentito fin dal 2001 alla Grecia di occultare un buco crescente di decine di miliardi di euro, provocando oggi la prima seria crisi dell’Eurozona.

 

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COMMENTI
19/04/2010 - Il compito dell'informazione libera continua (romano calvo)

Conplimenti professore, utilizzo i suoi articoli per far capire la finanza a mia madre 76enne. Ed in questo senso io ancora sono in attesa di una informazione (non parlo dei fogli informativi allegati agli investimenti che nessuno è in grado di decodificare)che dica, titolo per titolo (bond, fondi, e quant'altro) che cosa ci sia veramente sotto, dicendo la verità. Credo sia questo un compito ed una missione importante per chi vuole fare informazione e servizio al cittadino. Grazie.

 
19/04/2010 - Grande fratello (GIORGIO GAVINEL)

Mi è piaciuto molto molto il taglio dell'articolo, in particolare la nutrita presenza "globale" di uomini di scuola Goldman presenti in posizioni a dir poco strategiche. Mi preme sottolineare che i maggiori collocamenti di prodotti Goldman in Italia vengono effettuati da Poste italiane attraverso strumenti assicurativi. Non mi permetto di considerare il livello di consulenza presente all'interno degli sportelli postali ma nutro qualche dubbio che i clienti (utenti) postali abbiano conoscenza di ciò che si ritrovano in mano. Mi viene da pensare che come è stato fatto nel nostro Paese ... Come dice spesso l'inossidabile Giulio nazionale "A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca".