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FINANZA/ Dagli Usa il "metodo Lega" nella guerra a Goldman Sachs

A quasi tre anni dal crack di Northern Rock sotto il peso dei derivati, la Sec apre un’inchiesta contro Goldman Sachs. Perché questa mossa contro il gigante di Wall Street?

Goldman_SachsR375.jpg(Foto)

In fondo non è casuale che in Italia - paese esemplare della sovranità globale della Goldman Sachs - una forza politica come la Lega Nord (profondamente territoriale e alla fine poco omogenea al turbocapitalismo finanziario) abbia scelto di scuotere violentemente il sistema bancario all’indomani di una sua avanzata elettorale, proprio negli stessi giorni in cui a Wall Street pare sul punto di crollare l'ultimo muro, l’ultimo Fort Apache dei cosmocrati finanziari, la “madre di tutte le investment bank”.

A ormai quasi tre anni dal primo crack di Northern Rock sotto il peso di subprime e derivati, accelera la resa dei conti fra tutti i protagonisti di crisi e post-crisi: una ristrutturazione di rapporti che ormai non può più essere contenuta nei documenti finali dei G-20 o descritta da etichette tecnocratiche come “exit strategy”, “Volcker’s rule” o “Basilea 3”.


L’azione della Sec per frode a carico della Goldman Sachs è un primo punto d’arrivo - certamente ancora intermedio e incerto negli sviluppi - di un confronto lungo e aspro come non poteva non essere quello che ha interessato gli standard di vita di centinaia di milioni di persone, ma anche la stabilità di ampie società democratiche come gli Stati Uniti o l’Unione europea.

Da un lato continuano a premere i “popoli” di elettori-contribuenti-risparmiatori-imprenditori-lavoratori colpiti duramente dal crollo dei mercati finanziari (e dalla successiva recessione economica). Dall’altro resiste irriducibilmente il sistema dei grandi intermediari finanziari internazionali: comprensibilmente preoccupato fin da subito di “salvare il salvabile” (anzitutto il proprio ruolo in termini di quote di reddito e influenza) agitando la teoria dell’“incidente di percorso” e della “crisi di crescita” e lo spettro del ritorno dello statalismo, dell’inquinamento del mercato, dell’arresto di un progresso politico-economico unidirezionale e irreversibile.


Né hanno mai rinunciato, i banchieri, a far leva su una sorta di ricatto implicito: solo noi sappiamo far funzionare la macchina della finanza globale, quella che sorregge i fondi pensione dei paesi avanzati o affronta e gestisce molte onde d’urto provenenti dalla aree emergenti del pianeta, perfino dalle grandi organizzazioni criminali.

Le decine di miliardi di aiuti pubblici alle banche in crisi - in questa chiave - erano una “tassa sulla salute finanziaria”, un pedaggio pagato alla privatizzazione del sistema bancario e alle crisi sistemiche dei gruppi “too big to fail”. Ancora: i megabonus (come quello da 9 milioni di dollari autoassegnatosi dal Ceo della Goldman Lloyd Blankfein) non sarebbero incompatibili con i salvataggi pubblici. Qualcun altro (a cominciare dai capi di governo del G-20) saprebbe pilotare l’astronave planetaria dei sistemi di pagamento, della gestione del risparmio, del credito alle imprese?

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COMMENTI
19/04/2010 - Il compito dell'informazione libera continua (romano calvo)

Conplimenti professore, utilizzo i suoi articoli per far capire la finanza a mia madre 76enne. Ed in questo senso io ancora sono in attesa di una informazione (non parlo dei fogli informativi allegati agli investimenti che nessuno è in grado di decodificare)che dica, titolo per titolo (bond, fondi, e quant'altro) che cosa ci sia veramente sotto, dicendo la verità. Credo sia questo un compito ed una missione importante per chi vuole fare informazione e servizio al cittadino. Grazie.

 
19/04/2010 - Grande fratello (GIORGIO GAVINEL)

Mi è piaciuto molto molto il taglio dell'articolo, in particolare la nutrita presenza "globale" di uomini di scuola Goldman presenti in posizioni a dir poco strategiche. Mi preme sottolineare che i maggiori collocamenti di prodotti Goldman in Italia vengono effettuati da Poste italiane attraverso strumenti assicurativi. Non mi permetto di considerare il livello di consulenza presente all'interno degli sportelli postali ma nutro qualche dubbio che i clienti (utenti) postali abbiano conoscenza di ciò che si ritrovano in mano. Mi viene da pensare che come è stato fatto nel nostro Paese ... Come dice spesso l'inossidabile Giulio nazionale "A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca".