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BANCHE/ Quei "giochi" di finanza, tra i numeri del Banco Popolare e il peso delle Generali

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Invece sia Tosi che Giordano (ma quasi all’unisono anche il sindaco di Lodi, Lorenzo Guerini, di centrosinistra) hanno portato il sostegno delle rispettive amministrazioni - e in senso più lato delle società civili - attorno al Banco, alle sue strategie. Hanno chiesto ovviamente attenzione per i soci, per i clienti, per i dipendenti.

 

Ma è quello che hanno fatto i loro predecessori, intervenendo sempre come soci tra migliaia di altri soci, cioè all’interno della governance cooperativa della banca. Fondamentalmente privata, ma non solo profit-oriented. Un po’ pubblica in quanto territoriale e sussidiaria. In forma sideralmente lontana da quanto avrebbe fatto un Warren Buffett, che pure riunisce attorno al fondo Berkshire assemblee molto popolari; e che pure ha rilevato il 10% di Goldman Sachs in parte “per il bene degli Stati Uniti”.

 

Ma Tosi e Giordano hanno preso oggettivamente le distanze anche dal loro Senatur, che però - quando ha calato la spada a mo’ di Brenno sugli equilibri di Intesa e UniCredit - aveva in mente soprattutto le grandi Fondazioni: da Crt a CariVerona, da Cariplo a Compagnia San Paolo. Sono gli enti, che, in fondo, pesano più di quanto sembri in quel nuovo, granitico “nocciolone duro” delle Generali. Perché i destini di Mediobanca restano comunque appesi a UniCredit, dove Fabrizio Palenzona è il tramite tra le Fondazioni, il Ceo Alessandro Profumo e gli altri soci privati.

 

Ed è proprio la Crt di Palenzona a essere sbarcata n forze in Generali, dove restano azionisti diretti sia Intesa che la Cariplo, che la san Paolo. In fondo, anche Francesco Gaetano Caltagirone, gran rastrellatore di titoli del Leone e grande sponsor della staffetta tra Antoine Bernheim e Geronzi e a sorpresa neo-vicepresidente della prestigiosissima compagnia, deve qualcosa a una grande Fondazione: la Montepaschi, che controlla la banca di cui lo stesso costruttore-editore capitolino è azionista di minoranza e vicepresidente.


Vent’anni fa Mediobanca e la cassaforte estera Euralux (promossa dalla Lazard del più giovane Bernheim) controllavano le Generali con meno del 10%. Oggi - sull’onda lunga della scalata nazionale promossa dall’allora Governatore Antonio Fazio nel 2003 per contrastare l’auto-scalata di Vincenzo Maranghi con i francesi - il Leone ha una piattaforma concentrata di azionisti stabili che lo rende non scalabile e ne certifica l’italianità attraverso le partecipazioni di gruppi come Caltagirone, Del Vecchio, De Agostini, con il tacito appoggio della Banca d’Italia e dei grandi asset manager nazionali.

 

 

La presidenza Geronzi e la forte tutela da parte delle Fondazioni ne fanno non solo una società “italiana”, come la concepiva Fazio, ma forse anche come i sindaci di Verona e Novara concepiscono il “loro” Banco, presidiato in forze da decine di migliaia di “azionisti-elettori”.

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COMMENTI
26/04/2010 - Pari sono (Adriano Sala)

I 12.000 soci della Popolare di Verona contano come il 38,1% delle Generali, forse meno. Basti pensare a quante dimissioni ci sono state nel board della banca a fronte del crollo del titolo da 24 € all'attuale 5, passando anche per 3€: solo Innocenzi, verso il quale i soci non hanno ritenuto di avviare un'azione di responsabilità, nonostante due sanzioni pecuniarie della Banca d'Italia e della Consob. Non il presidente del comitato di sorveglianza, non i consiglieri di amministrazione. Nel bilancio 2008 le banche del territorio hanno guadagnato, la corporate ha perso il doppio di quanto guadagnato dalle banche del territorio. Allora i casi sono due: o i sindaci vogliono che la banca perda affinché non sia appetibile, o i soci sono autolesionisti. Io credo che entrambi i casi siano validi, tanto più che molti soci sono anche clienti, magari con un conto in rosso e quindi facilmente manipolabili perché votino in un certo modo. La vittoria della Lega allontanerà quel poco di democrazia finanziaria che ci si poteva aspettare da un governo di centro-destra; di riforma delle popolari non se ne parlerà più.