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FINANZA/ Il caso Intesa Sanpaolo: Chiamparino ora cerca compagnia

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A Torino il malumore aumenta, ma Salza continua a confidare sul suo tradizionale potere personale di mediazione e garanzia. A Chiamparino però la situazione piace sempre meno. Il sindaco torinese è stato a un passo dalla candidatura a segretario Pd dopo Walter Veltroni, poi ha sondato la via del Pd “federale” con altri leader del Nord. Quando la Lega mette piede a Torino nel palazzo della Regione, non può più attendere: forza la candidatura di Domenico Siniscalco al consiglio di gestione Intesa, che gli garantisca una presenza diretta nella stanza dei bottoni della banca e nel contempo un armistizio con Giulio Tremonti, plenipotenziario economico della Lega.

 

Ma l’operazione non funziona: Tremonti non ha bisogno di sfondare in Intesa con Siniscalco, che per di più gli succedette al ministero dell’Economia quando il premier Berlusconi cedette nel 2004 a Gianfranco Fini. E la Lega, all’attacco sulle Fondazioni, ha intanto già ottenuto primi spazi in Cariplo Intesa senza troppo strepito: Luca Galli e Rocco Corigliano (due nuove consiglieri d’amministrazione su nove) rispondono - per la sottolineatura dello stesso presidente Giuseppe Guazzetti - ai mutati pesi nelle amministrazioni locali lombarde che autonomamente esprimono i membri dell’organo di indirizzo.

 

E vicino alla Lega è anche Marcello Sala, nuovo vicepresidente del consiglio di gestione di Intesa. Guzzetti e Bazoli confermano di avere minori difficoltà a dialogare con la forza di territorio leghista che con il Pdl più berlusconiano: partito di plastica sempre meno lombardo e “partito degli affari” più che della piccola impresa.

 

Chiamparino offre in ogni caso a Tremonti un’arma inutile oltre che impropria. E così facendo delegittima Benessia, che infatti non riesce a far passare Siniscalco alla stretta nel consiglio della Compagnia San Paolo. Nel frattempo la componente milanese insorge contro gli “intrighi torinesi” che debordano sulle pagine dei quotidiani con lo stesso impatto di intercettazioni telefoniche giudiziarie.

 

Sullo sfondo spicca la debolezza della classe dirigente torinese, che infatti riesce alla fine a esprimere per la banca solo due accademici di onesto curriculum: Elsa Fornero (esperta di previdenza sociale) come vice di Bazoli in consiglio di sorveglianza e lo sconosciuto matematico Andrea Beltratti come presidente del consiglio di gestione.

 

Salza, estromesso, influisce però ancora su un numero consistente di consiglieri della Compagnia e non può che reagire di conseguenza, facendo sfiduciare apertamente Benessia. Mercoledì 12 è quindi in calendario una prima “resa dei conti” in Compagnia: di fatto una seduta di autocoscienza dei maggiorenti torinesi in bilico tra le uniche mura rimaste in piedi attorno a loro dopo il terremoto leghista.

 

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