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CONSOB/ La corsa alla presidenza divide il Pdl: la spunterà ancora Cardia?

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L’avversario - istituzionale, politico e personale - di Letta è quel Giulio Tremonti che, sempre più, si muove da “co-premier” per conto della Lega e da plenipotenziario economico-finanziario (ultimo episodio: il neo-presidente del consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo, Andrea Beltratti, ha subito reso visita al Tesoro, non alla Banca d’Italia).

 

E Tremonti di candidature in tasca ne ha un intero ventaglio: a cominciare da quella del fedele sottosegretario Giuseppe Vegas, fino a quelle - molto nordiste e perfino “anti-berlusconiane” - del procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco (“lo Spitzer italiano”) o dell'economista Marco Onado, già membro della Consob. Perfino la (timida) autocandidatura di Massimo Capuano (ormai ex amministratore delegato di Borsa Italiana) è in realtà rivolta al ministro. Al quale guarda ormai quasi compatto l’establishment bancario settentrionale (con l’unica eccezione, forse, del neo-presidente delle Generali, Cesare Geronzi, “lettiano” storico nella liasion con il Cavaliere). La stessa candidatura, infine, di Domenico Siniscalco (ex ministro dell’Economia, presidente dell’Assogestioni e mancato presidente del cdg Intesa) va annoverata come “tremontiana”.

 

Ma se gli intermediari - e le Fondazioni loro azioniste - sono ormai oggettivamente “tremontiani”, il mondo delle società quotate (principale oggetto di vigilanza della Consob) è forse meno sfavorevole a un Cardia-ter, per quanto d’incerta immagine. L’effetto-continuità può funzionare, anche se la costruzione di un profilo “affidabile” è costata a Cardia qualche polemica: a parte quelle di scarsa incisività in passaggi-chiave della storia finanziaria italiana recente (dai crack Cirio e Parmalat alle scalate AntonVeneta e Bnl), hanno pesato gli interrogativi (sempre respinti al mittente dall’interessato) sul ruolo del figlio di Cardia, avvocato e consulente di decine di società quotate.

 

Lo stesso Letta, in ogni caso, ha pronte altre frecce in caso di indifendibilità del suo pupillo: soprattutto dopo la dura presa di posizione dei parlamentari Pd, che hanno voluto cogliere in modo manifesto la forte connotazione politico-giudiziaria dell’“affaire Cardia”. Candidature forti - da mesi - sono quelle dell’attuale numero uno dell’Antitrust, Antonio Catricalà e del presidente uscente della Corte di cassazione, Giuseppe Carbone. Il quale, tuttavia, ricalca un cliché di un presidente-burocrate all’authority: come era stato Franco Piga (in un periodo tra i meno limpidi nella storia Consob) o come avrebbe dovuto essere Carlo Sammarco, il potente presidente “andreottiano” della Corte d’Appello di Roma alla vigilia di Tangentopoli.

 

Allora (era il 1992) la spuntò invece un politico, ancorché profondo conoscitore del Nord dell’industria e degli affari: Enzo Berlanda, il quale tenne a battesimo i prodromi della riforma Draghi del ’98 (Opa, insider trading, Sim, privatizzazione della Borsa, fiscalità finanziaria, ecc.). Dopo di lui vennero Tommaso Padoa-Schioppa (subito promosso all’esecutivo della neonata Bce) e l’economista della sinistra indipendente Luigi Spaventa.

 

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