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BANKITALIA/ Draghi, Governatore sempre più solo e senza le “sue” banche

Mario Draghi (Foto Ansa)Mario Draghi (Foto Ansa)

Su questo sfondo, l’apprezzamento del presidente uscente dell’Abi Corrado Faissola e dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, sono parsi parecchio formali: come quello del presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli. Mentre l’insistenza di Draghi sulla necessità di una riforma “universale” della finanza globale - appena resa più attuale dalla necessità di temperare il ruolo delle agenzie di rating - è parsa più un’autodifesa personale che un rilancio reale.

 

A quasi tre anni dallo scoppio della crisi, il diastro ambientale del Golfo del Messico è giunto a fornire una metafora plastica di quanto il liberismo globalista più ortodosso in concreto apra falle velenose impossibili da gestire ex post con il gradualismo riformista.

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COMMENTI
01/06/2010 - oltre al gradualismo riformista...che c'è? (romano calvo)

L'articolo di Credit aggiunge preziosissime informazioni a chi come me segue quotidianamente i sommovimenti nel mondo della finanza. Un mondo che per anni si è riparato dietro le segrete stanze e che pare oggi ritrovarsi regolarmente ogni lunedì a Milano con Tremonti. Desidero però una risposta da parte di Credit: lei stesso si rende conto che il "gradualismo riformista" dopo due anni dalla crisi, non porta da nessuna parte. Siamo consapevoli del ruolo periferico giocato dal nostro paese nell'attuale processo di ristrutturazione capitalistica. Non sarebbe allora utile guardare con più attenzione a quanto accade a Parigi, Berlino e Londra? A Parigi un economista come André Orlean (Dal'euforia al panico, trad. it. UNINOMADE 2010) sta esplicitamente mettendo in discussione i postulati Economics che hanno sostenuto la bolla. In Italia e su Sussidiario.net il nostro Giovanni Passali da settimane sta seminando dubbi sul ruolo delle banche centrali e sulle funzioni della moneta. Sono però convinto che l'esito della riflessione di Passali (consapevole o meno) sono misure, comportamenti e scelte collettive tutt'altro che improntate al gradualismo riformista. E dunque, non sarebbe l'ora di discutere di questa nuova Vision, trovando il coraggio di mettere in discussione dalle fondamenta il potere bancario, il ruolo dello Stato e del debito pubblico e le possibilità di una Europa diversa? romano.calvo@libero.it