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FINANZA/ Come finirà il nuovo attacco statalista sulle fondazioni bancarie?

Giuseppe Guzzetti (Foto Imagoeconomica)Giuseppe Guzzetti (Foto Imagoeconomica)

Si ridurranno così i mezzi utilizzabili per le erogazioni e gli investimenti “di missione”, obbligando le comunità territoriali (sistemi educativi, sanitari, categorie deboli, distretti culturali, iniziative di social housing, ecc.) a sopportare degli oneri impropri nello sviluppo di un welfare sussidiario che proprio nell’exit strategy dovrebbe velocemente subentrare all’obsoleto welfare statalistico.

 

Fors’anche in questo scenario, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha inserito nella manovra un codicillo che guarda a una più stretta vigilanza del Tesoro sulle fondazioni che - par di capire anche in pool - mantengono posizioni di controllo in banca. Nove anni fa Tremonti fu protagonista di un clamoroso tentativo di contro-riforma statalista, naufragato dopo due anni di duro confronto politico-giudiziario con le Fondazioni: le sentenze della Corte costituzionale del 2003 scrissero d’altronde un vero e proprio “statuto delle Fondazioni”, facendone un paradigma della sussidiarietà come “enti organizzatori delle libertà sociali”.

 

Un approdo che convinse lo stesso Tremonti, il quale è divenuto con Guzzetti il principale stratega di una partnership Stato-Fondazioni che rispettando l’autonomia privata degli enti, ne recuperasse la funzioni di leva sia sul versante del welfare che in quella della finanza di sviluppo. La nuova Cassa depositi e prestiti e le sue iniziative satelliti (fondi infrastrutturali e di edilizia sociale) ne sono stati l’esempio principale.

 

Forse per il clima di reale cooperazione esistente tra Tesoro, Fondazioni e grandi banche, non c’è stata reazione da parte dell’Acri, che da sempre riconosce al ministero un ruolo di supervisione sulla legittimità dell’operato degli enti. La vigilanza “di merito”, nei fatti, continua a essere esercitata con i contatti diretti del Tesoro con i vertici delle grandi Fondazioni e attraverso l’intermediazione dell’Acri.

 

La vera risposta di Guzzetti alla Giornata è stata - e sarà nei prossimi mesi - la forte attesa riposta in un disegno di legge del ministro della Giustizia Angelino Alfano per riformare la parte del primo libro del codice civile che disciplina, appunto, fondazioni e associazioni. Le figure giuridiche classiche della “società civile” sono ormai obsolete nel codice del ‘42 e proprio l’avvento e l’affermazione delle grandi fondazioni bancarie continua a essere giudicato un piedistallo utile per fare ordine - ormai ben dentro il XXI secolo - nello sviluppo impetuoso di enti ormai diversissimi tra loro, anche se genericamente accomunati da finalità di utilità sociale.

 

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