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CERNOBBIO/ Tremonti-Draghi: il valzer tedesco scontenta Napolitano...

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Proprio Tremonti, quello stesso sabato mattina, aveva appena rilasciato a Repubblica una fluviale intervista di risposta a Padoa Schioppa: “L’emergenza è finita” (cioè: con la mia politica economica il Paese ha resistito alla crisi); giusto dialogare con l’opposizione (con il “nucleo duro” del centrosinistra “europeo” rappresentato dal prodismo e dai Ds). Appena giunto a Cernobbio, Tremonti ha subito fronteggiato a distanza il malumore di Napolitano (“siamo ancora in terra incognita”) ma poi ha improvvisato un curioso duetto pomeridiano con Fausto Bertinotti sulla crisi del capitalismo: ancora “Europa (Germania) verso America”. Con l’ex presidente “comunista” della Camera che - rivolto all’“amico Giulio” - arriva a dire: se a Melfi e Pomigliano non si può più scioperare, allora siamo davvero in Cina (cioè: la crescita economica a due cifre non è nulla se il mercato non è governato da regole e istituzioni). 

 

Per finire, domenica mattina Tremonti chiude Cernobbio con una battuta a effetto: “È da bambini dire: imitiamo la Germania; conta invece distinguere tra un’economia orientata all’export e un’economia della domanda pubblica e degli investimenti a debito”. Come liquidare Draghi, raccogliendo definitivamente l’endorsement di Padoa-Schioppa. Il lunedì mattina, tutti di nuovo al lavoro: Tremonti su una Finanziaria “in tre tabelle”, ha promesso. Ma quando la presenterà, prevedibilmente, sarà chiaro quanto il “gioco di società” di Cernobbio abbia misurato nuovi rapporti di forza: anche - tout court” - nelle prospettive politiche italiane.

 

 

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