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FINANZA/ Così la "riforma" del Papa cambia volto ai mercati

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

 

Negli stessi giorni, in ogni caso, l’Europa ha aperto i battenti delle nuove authority finanziarie sovranazionali istituite come risposta di lungo periodo al collasso dei mercati nel 2007-2008. Esma, Eba, Eiopa (rispettivamente dedicate a coordinare la supervisione su Borse, banche ed enti assicurativi e previdenziali) nascono come strutture burocratiche: l’Italia può rallegrarsi di aver visto un brillante dirigente di Bankitalia, Andrea Enria, approdare al vertice dell’Eba.

 

Ma, per quanto bravi, non saranno i tecnocrati di una Ue a 27 a riordinare davvero i sistemi finanziari, a ridare stabilità e solidità alle istituzioni bancarie, a proteggere i risparmi dei cittadini, a favorire con il credito le imprese che devono rilanciarsi o che vogliono svilupparsi. Anche l’euro – direbbe Papa Ratzinger, strenuo propugnatore del riconoscimento costituzionale della cristianità dell’Europa - «non è una grande idea o una decisione etica, ma un’avvenimento».

 

Era l’incipit della “Deus caritas est”, la prima enciclica di Benedetto XVI. La successiva “Caritas in veritate”, una lettura della grande crisi economico-finanziaria, ha puntato il dito contro l’alienazione delle moneta e della finanza dal bene comune che – certamente per la Chiesa – resta l’esperienza fondamentale della «famiglia umana». E’ su questo sfondo che va correttamente apprezzato il passo della Santa Sede: che entra con pienezza nella comunità finanziaria internazionale anche per accelerare – nel suo ruolo - una riforma complessiva dei mercati finanziari.

 

Che «semper reformandi sunt» anche se stuoli di leader al G-20 e di tecnocrati al Fondo monetario internazionale e nelle sue succursali sono impegnati a tempo pieno da tre anni. La Chiesa – tacciata da sempre di ritmi secolari – il suo contributo d’esperienza, questa volta, lo ha voluto dare con più “sollicitudo rei socialis”, come recita una delle grandi encicliche di Giovanni Paolo II.

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