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FINANZA/ Unicredit, Banco Popolare e Fondazioni: quale nuovo riassetto?

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I due approcci (Tosi e Palenzona) sono contigui e talora sovrapposti: far leva su una nuova dimensione dell’“italianità” in economia, quella rappresentata dal capitalismo “misto” rinato nell’Italia del Nord dopo il riassetto creditizio a opera della Fondazioni. Né va dimenticato che il Banco Popolare ha aggregato la storica Popolare di Novara e non a caso all’assemblea dell’11 dicembre - che ha lanciato l’aumento di capitale - è nuovamente intervenuto il sindaco leghista di Novara, Massimo Giordano (che è anche Assessore regionale allo Sviluppo economico): portatore di una stessa linea di “appoggio attivo” a quella che resta una grande banca cooperativa di territorio.

 

Palenzona, dal canto suo, si è reso protagonista di recente di un’iniziativa che ha fatto molto discutere: la proposta di ricostruire - attraverso la Fondazione Crt - una “cassa di risparmio di Torino” con l’appoggio di Carige (l’ultima grande Cassa di risparmio autonoma in Italia). Un progetto direttamente innestato nello sviluppo del “federalismo creditizio” apertamente sollecitato dalla Lega con una recente proposta di legge (ne abbiamo già parlato su ilsussidiario.net).

 

Se l’humus politico-sociale è evidente, la prospettiva economico-finanziaria interessa comunque la quarta banca italiana e le due Fondazioni che restano le azioniste-presidio della prima banca italiana (UniCredit). Quello che sembra delinearsi è dunque un movimento strutturale non incongruente da una congettura già formulata in una questa piccola nota: che, cioè, dopo la traumatica uscita di scena di Alessandro Profumo, anche il futuro di UniCredit possa essere toccato da forti discontinuità.