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FINANZA/ Unicredit, Banco Popolare e Fondazioni: quale nuovo riassetto?

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La presenza degli investitori sovrani libici rimane un’incognita (a maggior ragione dopo le polemiche suscitate dalle rivelazioni di Wikileaks sui rapporti preferenziali tra il premier Silvio Berlusconi e il leader di Tripoli, Gheddafi). Dall’altro lato, il presidente Dieter Rampl, che ha formalmente dimissionato Profumo, appare sempre più un “gauleiter” degli interessi tedeschi, che considerano vitale tutta la vasta rete di UniCredit in Germania (ex Hypobank) e nell’Europa dell’Est.

 

Un break-up tra attività domestiche, attività europee e partecipazioni strategiche di UniCredit resta nell’ordine delle cose: a maggior ragione se associato a chiarimenti ulteriori sullo scacchiere Mediobanca-Generali. Non sarebbe quindi sorprendente - e neppure “scandaloso” - se le Fondazioni CariVerona e Crt (assieme alle forze politiche e di territorio all’interno delle quali esse si muovono) guardino ad accelerazioni niente affatto improbabili e soccorrano una grande banca territoriale a corto di capitali e probabilmente avviata all’abbandono della formula cooperativa stretta nel modello societario.

 

E se Mediobanca - guarda caso - sarà la regista dell’aumento del Banco, non va dimenticato che il gruppo veronese ha incorporato quella Popolare di Lodi che - sotto la guida controversa di Gianpiero Fiorani e la protezione più opaca ancora dell’allora Governatore Antonio Fazio - si era resa protagonista di tentativo di scossa del sistema finanziario nazionale (scalate Antonveneta, Bnl e Rcs) che - appena cinque anni dopo - sono oggetto di letture profondamente diverse.

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