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SCENARIO/ Alcuni spunti per i cattolici a Todi

Il consulto dei cattolici a Todi - lunedì, presente il presidente della Cei Bagnasco - sarà affollato di leader dell’economia. GIANNI CREDIT prova a spiegarci di cosa potrebbero parlare

Angelo Bagnasco (Foto Imagoeconomica) Angelo Bagnasco (Foto Imagoeconomica)

Il consulto dei cattolici a Todi - lunedì, presente il presidente della Cei Bagnasco - sarà affollato di leader dell’economia: presidenti di associazioni imprenditoriali, capi del sindacato, banchieri. Da loro non ci si attende certo che parlino di “decreto sviluppo”, di patrimoniale, del caso Fiat-Marchionne, o della Popolare di Milano. Però, sarebbe un errore se la discussione economica si limitasse a un ripasso aggiornato della Dottrina sociale della Chiesa: benché l’ultima enciclica, in particolare, resti un documento strategicamente rilevante.

Il magistero di Benedetto XVI - lungi dal misurarsi con cautela con “res novae” come il mercato, la concorrenza, il merito, la globalizzazione - ha assunto la libera iniziativa personale tra i fondamenti dell’azione del cristiano cattolico, ponendo la produzione del reddito sullo stesso piano di valore della sua distribuzione: sia per contribuire a realizzare il “bene comune” (come ha esortato anche ieri il Papa), sia per portare presenze ed esperienze cristiane nel reale. In ogni caso, alla Caritas in veritate - se la lettura non appare troppo brusca e sintetica - un’Italia/Europa “povera” perché in stagnazione non va affatto a genio. Ma neppure alla Laborem exercens (la prima enciclica sociale di Giovanni Paolo II) sarebbe piaciuto difendere la dignità di un lavoro che - tra Europa e America - semplicemente non c’è più, soprattutto per i giovani.

E le banche - non solo in Italia - non sono d’altronde più “francescane” nel senso storico, non sociale o ecclesiale del termine: non assolvono più alla funzione creditizia di “sana” intermediazione delle eccedenze finanziarie delle famiglie verso le imprese, nello spazio e nel tempo. Non costituiscono più - come cardine del sistema finanziario - la leva strutturale della gestione del risparmio. Lo furono invece a lungo - anche sotto l’ala francescana - fin dal tardo Medioevo: allora la “malafinanza” si chiamava usura, ma non era diversa, alla radice, da quella che da quattro anni ha infettato l’economia.

Che dire, che fare? I convenuti a Todi avranno messo a frutto il loro tempo anche solo ponendo in termini corretti e puntuali alcune questioni di fondo: le “domande” dei cattolici in economia, il loro “desiderio”; non necessariamente le loro risposte, che saranno compito di chi governerà il Paese e l’Unione europea.

Un primo appunto, sul nostro modesto bloc-notes, è: come fare dell’Italia un popolo di imprenditori, di lavoratori autonomi, di “precari” non come i lavoratori dei call center, ma come lo è stato - per tutta la sua vita - Steve Jobs? E questo vale sia per chi ha vent’anni - e non può essere parcheggiato presso un sistema universitario pletorico - sia per chi ne ha cinquanta e non può più essere protetto da un contratto “variabile indipendente” a un costo che la concorrenza non consente più.