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FINANZA/ Da Edison a Unicredit, è tempo di grandi manovre

Piazza Affari (Foto Imagoeconomica)Piazza Affari (Foto Imagoeconomica)

Quale sarà, ad esempio, l’atteggiamento in UniCredit del socio tedesco Allianz o di altri investitori di Francoforte in una banca che resta il frutto della fusione con Hvb? Piazza Cordusio ha oggi d’altronde nel suo capitale una quota rilevante (7%) da parte dello Stato libico, reduce dall’abbattimento del regime di Gheddafi. Non da ultimo l’ultimo aumento (in strumenti ibridi) è stato appoggiato dalla Mediobanca allora presieduta da Cesare Geronzi. Proprio l’ex presidente di Mediobanca e delle Generali (lo è stato fino all’aprile scorso, prima di essere bruscamente rimosso) ha rotto il silenzio un paio di settimane fa - sempre su Il Corriere della Sera - con una lunga intervista: anzitutto per respingere gli addebiti mossigli dalle pesanti condanne in primo grado per i crac Parmalat e Cirio. Ma Geronzi (storico amico dell’ex sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta) non ha mancato di delineare uno scenario politico-finanziario più ampio: quello in cui l’avvento del governo tecnico segni una fase di definitiva chiusura dell’“era Berlusconi” anche negli equilibri del capitalismo domestico. Tanto più che Monti ha inserito una nuova fase di privatizzazioni nel suo programma.

La spartizione di Edison tra Edf e i soci italiani segnala nel frattempo un approccio diverso da quello prediletto nei primi anni ‘90 da Mario Draghi, favorevole alle offerte in Borsa e ai tentativi di “public company”. La soluzione Edison avviene infatti a un tavolo bilaterale di sistema: hanno deciso più gli interessi nazionali di Italia e Francia che quelli del mercato e d’altronde Edf non è quotata e A2A è saldamente controllata da due grandi municipalità come Milano e Brescia.

Quel che è certo è che neppure il governo Monti è totalmente assorbito da manovre finanziarie e riforme strutturali. E che dopo mesi di angosce attorno a bond sovrani, euro e spread, si ritorna a parlare di azioni: forse più nei palazzi del potere politico-economico che in Borsa. Ma certamente non in modo sterile: le grandi manovre sulle proprietà dei grandi gruppi stanno ricominciando. Non sembrano scontate né le premesse (a cominciare dalla difesa dell’italianità) né gli esiti: ma i protagonisti - per gran parte gli stessi degli ultimi vent’anni - non dovrebbero far mancare uno spettacolo degno. 

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