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FINANZA/ Supervertice Ue, un "fallimento" annunciato

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Tutte le caselle andranno al loro posto? Davvero difficile prevederlo e non è un caso che le Borse ieri ne abbiano approfittato per una sterzata speculativa al ribasso. I paesi “non-core” accetteranno le regole preannunciate da “Merkozy” a Parigi? Proprio l’Italia, in teoria, avrebbe tutte le ragioni per non firmare “tutto, maledetto e subito”: cosa di cui si stanno già lamentando paesi fuori dall’euro, come la Polonia e, soprattutto, la Gran Bretagna. Il nostro sistema-Paese non ha contribuito allo scoppio originario della crisi bancaria ed è perfettamente solvibile: il suo debito è alto rispetto al Pil soprattutto per la bassa crescita, in parte legata alla forza dell’euro stesso. E ora ha svolto - forse per tutti - i durissimi “compiti a casa” chiesti/imposti da Bce e poi da Germania, Francia, Stati Uniti, mercati. Per questo Prodi e Amato premono su Monti perché non ceda ai vecchi richiami della cosmopolita foresta tecnocratica e tratti da pari a pari con i partner-fondatori: niente diktat a paesi “vinti”, gli acquisti di Btp con spread a 500 punti, da parte della Bce, sono stati fatti anche “in conto terzi” (se il governo Berlusconi avesse varato una manovra credibile in agosto, il “contagio” ai titoli di stato francesi e tedeschi si sarebbe propagato subito, non solo dopo l’avvento del governo Monti in Italia).

Ma sul tavolo restano temi più generali: politici, non tecnici. Tutti dovranno fare i conti con la spinta a tenere l’euro “alto” (politiche da parte della Germania, economiche da parte degli Usa) e l’esigenza opposta di “abbassare” l’euro per facilitare la ripresa (ciò che farà la Bce imitando sempre di più la Fed). Stando sempre attenti che i “quantitative easing”, cioè le immissioni di liquidità per sostenere le banche e quindi il credito alle imprese, non portino l’Europa dentro una “trappola giapponese” di stagflazione e speculazione selvaggia sui mercati finanziari.

In ogni caso, un euro “stabilizzato”, anche con riforme strutturali e politicamente condivise, non basta. E all’Italia certamente non serviva un’austerity per certi versi imposta come un cerino acceso. Un industriale (non un finanziere) globale come Rocca non ha avuto dubbi a concordato con la visione di Cl: la crisi non è “un problema da risolvere”, la crisi è “una sfida al cambiamento”. Non è la moneta che crea il lavoro, il reddito, il progresso. È l’esatto contrario: è il lavoro impegnato e intelligente che crea la solidità di una moneta e degli altri fondamentali di un’economia.

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COMMENTI
08/12/2011 - FMI e crisi di liquidità (antonio petrina)

Forse non a caso il segretario di stato Usa è venuto in Italia e vedrà Monti: ora, per superare le critiche teutoniche per il ruolo della BCE,vuoi vedere che il FMI aiuterà l'Italia ed i paesi pigs a risolvere la crisi di liquidità bancarie e degli stati? Un precedente storico? Nei 150 di storia repubblicana il piano Marshall dopo la guerra sollevò l'Italia!