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FINANZA/ Così Tremonti "conquista" le banche e mette in crisi Draghi

Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)Mario Draghi (Foto Imagoeconomica)

E ha presentato il “programma di lavoro per il 2011”. Primo: sviluppo della riforma di Basilea 3. Secondo: messa a punto della lista mondiale delle “banche sistemiche” (vi sarebbero anche UniCredit e Intesa Sanpaolo) e delle regole di supervisione rafforzata per le mega-banche troppo grandi per fallire. Terzo: progresso della lotta alla “shadow banking”, ai circuiti finanziari che rimangono grigi, inquinati e altamente tossici fuori dai rilevatori contabili e di vigilanza dei “regulator”.

 

È un menu attraente per i banchieri-bancari italiani in marcia per Verona? Difficile. Su Basilea 3, in particolare, tra Abi e Bankitalia - anche se sottotraccia - è quasi scontro. E il Governatore è a un passo dall’accusa esplicita di sottoporre le “virtuose” banche italiane a un trattamento ultra-severo - da prime della classe o da cavie - per sostenere la sua candidatura alla Bce: per convincere la Germania (le cui banche hanno semi-fallito la prova della crisi finanziaria), facendone pagare le conseguenze all’Azienda Italia, obbligando le banche a ultra-ricapitalizzarsi (mettendo sotto pressione le Fondazioni) e non prestando attenzione ai rischi di razionamento del credito, proprio mentre il sistema produttivo cerca di ritrovare la strada della ripresa.

 

In soccorso di banche e assicurazioni nazionali, ancora una volta, è giunto Tremonti, con un intervento normativo tecnicamente controverso, ma politicamente inequivocabile: la possibilità - introdotta sempre nel milleproroghe - di derogare agli Ias (in principi contabili internazionali) nel valutare alcune poste del bilancio d’esercizio attraverso il criterio del “fair value”. Un’ennesima “contestazione del mercatismo globalista”: in attesa - forse - che a Draghi (in partenza per la Bce o il Fmi) succeda al vertice di Via Nazionale il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli.

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