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FINANZA/ La Fiat degli Agnelli torna alla sbarra?

Il Lingotto, sede di Fiat (Foto Ansa)Il Lingotto, sede di Fiat (Foto Ansa)

Le banche stesse e le Borse sono sideralmente differenti da quelle di metà “anni zero”, gonfiate dalle ultime bolle: dopo il crack Lehman l’atteggiamento verso chi mente e specula violando le regole sui mercati finanziari è molto più severo. È una magistratura “diversa” anche quella torinese, per quanto guidata da un volto stagionatissimo come quello di Caselli. Ma è un palazzo che ha condannato duramente l’amministratore delegato di Thyssen Italia, giudicato senza troppi giri di parole o codicilli l’omicida di sette operai. Non da ultimo: anche la politica sta fibrillando ed eternamente pronto a “scendere in campo” c’è il presidente della Fiat “all’epoca dei fatti Exor”, Luca Cordero di Montezemolo.

Può darsi che il ricorso della Procura torinese non arrivi o inneschi solo un procedimento anonimo, da addetti ai lavori. Ma nell’Italia degli anni Dieci il riaccertamento della “verità giudiziaria” potrebbe ancora rivelarsi - secondo il celebre detto mussoliniano - un processo alle responsabilità “politiche, storiche e morali” del contrastato tramonto della maggiore dinastia imprenditoriale dell’Italia contemporanea.

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