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FINANZA/ Tra pace obbligata e lotte di potere, come finirà il "poker" di Generali?

La sede di Generali a Trieste (Foto Imagoeconomica)La sede di Generali a Trieste (Foto Imagoeconomica)

Non ultimi, vi sono gli industriali italiani che hanno investito in Generali: Diego Della Valle, Francesco Gaetano Caltagirone, Leonardo Del Vecchio, il gruppo De Agostini. Non è un fronte compatto, ma ha un momento di omogeneità nell'estraneità di fatto alla vecchia “galassia del Nord” cucciana. E i due con più spiccato profilo “politico” - Della Valle e Caltagirone - operano in business molto diversi: il “made in Italy” stretto l'imprenditore marchigiano; l'immobiliare e le costruzioni quello capitolino. A tutt'e due piacciono i giornali (Caltagirone possiede una filiera che da Il Mattino di Napoli arriva a Il Gazzettino di Venezia passando per Il Messaggero romano) e tutt'e due si muovono con liquidità propria.

E se Della Valle è azionista-consigliere di Mediobanca, Caltagirone lo è al Montepaschi. Il primo ha ingaggiato una battaglia frontale con Geronzi per l'affermazione di un “capitalismo 2.0” in Italia; il secondo è da sempre considerato vicino a Geronzi, ma nell'ennesima “guerra delle Generali” non si è schierato ed è stato anzi il primo a rammaricarsi delle dimissioni di Del Vecchio dal consiglio. Dimissioni legate - probabilmente - a dissensi con il management per la conduzione di affari immobiliari in Francia.

Ce n'è comunque abbastanza perché l'armistizio concordato almeno fino all'assemblea sia soltanto temporaneo. A meno, naturalmente, di colpi di scena.

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