BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

FINANZA/ L’asse Lega-Quirinale prepara il dopo Draghi (e Berlusconi?)

La successione a Mario Draghi in Bankitalia resta ancora aperta. GIANNI CREDIT ci spiega come si stanno muovendo i protagonisti di questa vicenda politica e finanziaria

Umberto Bossi e Giorgio Napolitano (Foto Imagoeconomica)Umberto Bossi e Giorgio Napolitano (Foto Imagoeconomica)

L’“endorsement” de Il Corriere della Sera a favore di una successione interna alla Banca d’Italia è giunto in parte inatteso. All’indomani della designazione di Mario Draghi alla presidenza della Bce, una sole voce si era levata con decisione per proporre il nome di Fabrizio Saccomanni, attuale direttore generale: quella di Angelo De Mattia, ex segretario particolare di Antonio Fazio in Via Nazionale, e oggi portavoce di Cesare Geronzi, da poco rimosso dalla presidenza delle Generali.

La maggior parte degli osservatori di stampa - compreso Gianni Credit - assegnava maggiori “chance” a Vittorio Grilli (oggi direttore generale del Tesoro) e a Lorenzo Bini Smaghi, attuale membro italiano dell’esecutivo Bce, prossimo a dimissioni obbligate con l’arrivo a Francoforte del governatore italiano. Entrambi - Grilli e “Lbs” - vantano un cursus tra i quadri Bankitalia e sono accreditati della fiducia del ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

Alla struttura interna Bankitalia sarebbe riservata - in questo scenario - la direzione generale: probabilmente - si è scritto - a favore di Anna Maria Tarantola, oggi vice di Saccomanni: prima “quota rosa” a palazzo Koch, lombarda, docente alla Cattolica, lunga esperienza nelle filiali Bankitalia del Nord e - soprattutto - nell’area vigilanza bancaria, ormai prevalente sulla politica monetaria nelle funzioni della banca centrale.

Invece il Corriere - giornale milanese attento sia al neo-presidente della Bce che al super-ministro dell’Economia - si spende per Saccomanni: candidato di bandiera dell’establishment burocratico di Via Nazionale, esponente della tecnocrazia romana, in passato ritenuto vicino a Lamberto Dini, ex direttore generale della Banca d’Italia fermato nel ‘93 da Carlo Azeglio Ciampi in asse con Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale a favore dello steso Fazio; infine ministro del Tesoro nel “Berlusconi I” e poi premier tecnico dopo il primo “ribaltone Bossi”: E l’endorsement - alla vigilia del tradizionale appuntamento del 31 maggio - giunge sotto la firma di Francesco Giavazzi, principe dei commentatori ultraliberisti della Bocconi, oggi forse un po’ meno sulla cresta dell’onda dopo la grande crisi bancaria.