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FINANZA/ L’asse Lega-Quirinale prepara il dopo Draghi (e Berlusconi?)

Umberto Bossi e Giorgio Napolitano (Foto Imagoeconomica)Umberto Bossi e Giorgio Napolitano (Foto Imagoeconomica)

Proprio Giavazzi, curiosamente, sei anni fa aveva guidato la campagna di stampa che aveva costretto l’“internissimo” Fazio alle dimissioni dopo il duro scontro su Popolare Lodi, Bnl e Rcs. Allora, le quinte colonne della finanza internazionale nella grande stampa italiana avevano appoggiato Ciampi al Quirinale nell’imporre al Governo Berlusconi-Tremonti il nome di Draghi - senza alcuna esperienza in Bankitalia - proprio per l’opportunità di punire e riformare la struttura interna a Palazzo Koch. E Giavazzi (che allora assieme a Luigi Zingales aveva lanciato anche il nome di Grilli) non ha potuto non ricordarsene, avventurandosi nel decantare una “kultur” Bankitalia legata a maestri economisti come Franco Modigliani o Federico Caffè.

Draghi - secondo Giavazzi - la possedeva nelle midolla e quindi era in fondo un “interno”. Grilli e Bini-Smaghi, invece, avrebbero corrotto la purezza della loro “kultur” servendo “la politica”, cioè Tremonti. In particolare, Giavazzi fa riferimento alla presa via via più forte dell’Economia sul sistema bancario italiano ed è significativo l’accenno ai “malumori di alcune Popolari”: con tutta evidenza quella di Milano, presieduta dal Massimo Ponzellini, simbolo di una “tecnocrazia tremontiana” che si fa più numerosa attorno alla stanza dei bottoni della Lega Nord.

In ogni caso: perché la sortita di Giavazzi sul Corriere? Un’interpretazione minimalista guarda a una difesa preventiva “di firma” dell’era draghiana al termine in Bankitalia. Una difesa non assunta in prima persona dal direttore, ma affidata a un bocconiano globalista, comunque obbligato alla fedeltà intellettuale: anche dopo il crack Lehman, per Giavazzi & Co. il padre di tutti i rischi resta il ritorno dello stato-banchiere. Esattamente quello che sta invece promuovendo Tremonti sul piano intellettuale e - soprattutto - su quello operativo: con il rilancio della Cassa depositi e prestiti, del Bancoposta, della Banca del Sud finanziata con bond fiscalmente agevolati.

Per di più, è già percepibile il passo diverso della nuova Consob “tremontiana” di Giuseppe Vegas, rispetto alla sonnolenta Commissione “giannilettiana” di Lamberto Cardia, anche in campo bancario (basti pensare ai “bond da banco” senza prospetto che Vegas ha preannunciato a brevissimo). Consentire a Tremonti - come questa nota ha già più volte messo nel novero della probabilità - anche l’ingresso nella stanza dei bottoni di Bankitalia è comprensibile che susciti allarme (peraltro molto più nei palazzi romani che nelle sedi delle grandi banche e delle fondazioni-chiave del Nord “tremontiano”).