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FINANZA/ Berlusconi, Tremonti e Draghi: promemoria per una primavera rovente

Silvio Berlusconi, Mario Draghi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)Silvio Berlusconi, Mario Draghi e Giulio Tremonti (Foto Ansa)

La “promozione” di Draghi a Francoforte, in ogni caso, non è ancora certa. Non ha stupito che la stampa tedesca abbia rilanciato la richiesta del Governo Merkel per il vertice Bce, ponendo abilmente sul tavolo il sostegno europeo a Draghi per la direzione generale del Fmi, che il francese Dominique Strauss-Khan sta per abbandonare (per candidarsi all’Eliseo contro Nicolas Sarkozy). Il profilo di Draghi per la poltrona Fmi (che storicamente è nel potere di indicazione degli Stati Uniti) sarebbe ineccepibile: forse più ancora che per la guida della Bce. E la direzione generale del Fondo è finora sempre stata appannaggio di un europeo continentale (il penultimo era lo spagnolo Josè Rato). Ma nel dopo crisi la riforma del Fondo stesso, con l’aumento di peso per i paesi emergenti, pare non assicurare più una prassi pluridecennale: la nomina di un direttore generale brasiliano o addirittura cinese non è più utopia. E in ogni caso per dirottare Draghi a Washington, frau Merkel dovrà reinventarsi in tutta fretta una candidatura tedesca o “satellite” come quella dell’olandese Wim Duisenberg. Non facile.

Ammettiamo quindi che Draghi approdi all’ultimo piano dell’Eurotower. Avrà “vinto” Berlusconi? Certamente il premier potrà vantare un prestigioso successo diplomatico, utilissimo anzitutto alla sua pericolante immagine internazionale. Avrà sicuramente collocato in un nodo strategico un tecnocrate romano sempre in buoni rapporti con Gianni Letta (senior advisor della Goldman Sachs in Italia), cioè il leader operativo dell’ala “non settentrionale” del Pdl, oggi sotto attacco del vasto nordismo tremontista. Di più: Draghi sarà la voce della stabilità dell’euro e il giudice ultimo dei buoni e dei cattivi nel club dei 17 dell’eurozona. Anche se FT lo ha definito un “non italiano”, difficile che dimentichi il premier che l’ha sponsorizzato. E che dimentichi un Paese di cui avrebbe sempre più chance di diventare primo ministro magari già al termine del primi quattro anni di mandato alla Bce

Tremonti cesserebbe inevitabilmente di essere il volto unico dell’Italia sui mercati. Avrebbe tuttavia l’opportunità di consolidare il suo potere locale avendo voce in capitolo nella designazione del successore di Draghi alla Banca d’Italia. E non è un caso che Vittorio Grilli, attuale direttore generale del tesoro, sembri in vantaggio sulla candidatura “di ritorno” di Lorenzo Bini Smaghi, finora membro italiano dell’esecutivo Bce. Più indietro appare anche Fabrizio Saccomanni, attuale direttore generale di Via Nazionale, benché sostenuto da voci come quella di Angelo De Mattia, ex segretario particolare di Antonio Fazio e stretto collaboratore di Geronzi alla presidenza delle Generali.