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FINANZA/ Così Bpm lancia la sfida al dopo-Draghi

La sede della Banca Popolare di Milano (Foto Imagoeconomica)La sede della Banca Popolare di Milano (Foto Imagoeconomica)

Tuttavia, dopo il fallimento di Lehman Brothers, di Abn Amro e delle Casse spagnole, dopo i mille miliardi di dollari di salvataggi pubblici per le banche di mezzo mondo (in testa quelle britanniche), una dura condanna per “omessa vigilanza” a Fazio per le vicende del 2005 su AntonVeneta e Bnl come minimo induce al sorriso. Anche perché i Giavazzi e gli Scalfari e le lobby laiche condussero contro Fazio (cattolico “anomalo” in Via Nazionale) una campagna all’ultimo sangue, ideologica e d’interessi: dimenticandosi senza problemi che Fazio era considerato - con Tommaso Padoa Schioppa - il miglior allievo della scuola interna. Così come oggi chiudono un occhio sul fatto che Saccomanni in Bankitalia sia stato vicino anche a Lamberto Dini, direttore generale paracadutato da Giulio Andreotti, che nel suo governo aveva come ministro del Tesoro il super-Governatore emerito Guido Carli (a proposito: Carli nel 1960 passò direttamente dalla poltrona di ministro del Commercio estero a quella di Governatore).

Nell’estate 2011, in ogni caso, molte categorie dialettiche sono divenute logore: «tecnici “buoni” contro politici “cattivi”»; «tecnici “puri” contro tecnici “impuri”»; «mercato “buono” contro Stato “cattivo”», «banche italiane “cattive” contro banche estere “buone”», «Borsa “buona” contro banche “cattive“ nel finanziamento dell’impresa», eccetera. La Banca Popolare di Milano presenta - non da oggi - dei profili problematici per la governance interna: ma tanto per cominciare Draghi, in cinque anni, non solo non li ha risolti, ma non li ha neppure affrontati (troppo impegnato al vertice del Financial Stabilty Board). Nel frattempo, la stessa Bpm non è fallita, il ricorso ai Tremonti-bond è stato limitato e in fondo non era indispensabile: centinaia di altre banche, altrove, hanno dato a banchieri centrali, azionisti, dipendenti, clienti, contribuenti problemi infinitamente maggiori (ed erano spesso grandi public company quotate, non cooperative). La Goldman Sachs, si è appreso di recente, aveva chiesto alla Libia di Gheddafi i miliardi di dollari poi forniti da Warren Buffett.

Il titolo Bpm ha perduto molto del valore in Borsa? Ma è questo un problema di cui si deve occupare una banca centrale? In ogni caso, quello della Popolare di Milano non è un caso unico, anzi: i tassi-zero, le sofferenze negli attivi, la recessione, l’emergenza-Grecia e le ganasce della nuova vigilanza prudenziale voluta da Draghi (Basilea 3) mordono ovunque, dagli Usa alla Svizzera (e chi fa utili lo fa rimettendo in moto la giostra della finanza strutturata). In Italia è stato, infine, proprio il Governatore “primo della classe” a volere una ricapitalizzazione massiccia del sistema bancario (e anche Bpm ha aderito alla pesante “moral suasion”): i forti ribassi in Piazza Affari risentono anche degli aumenti di capitale imposti.