BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

FINANZA/ Se il neo-municipalismo riparte da Profumo

Alessandro Profumo (Foto Imagoeconomica)Alessandro Profumo (Foto Imagoeconomica)

Basta parlare di “assessore alle partecipazioni comunali”: il rischio è di far ridere in ritardo al cospetto del ben più possente “colbertismo” di lungo periodo del ministro Tremonti (ed è significativa, in ogni caso, la pre-designazione di Bruno Tabacci al Bilancio della giunta Pisapia: un prodotto della grande scuola della Dc marcoriana, non delle Frattocchie e neppure del sindacato bertinottiano). Basta parlare anche di “organismi”, quando già tutti sussurrano di “Iri a Palazzo Marino” o, peggio, di “tecnocrazia cinese” (e almeno a Milano approdassero davvero gli ingegneri-finanzieri di Pechino, i nuovi mandarini educati negli ultimi vent'anni tra le fila del partito e dell'esercito post-maoisti).

Largo invece a una non meglio definita “super-holding”, che sembra ricordare un “fondo sovrano” in salsa municipale: forse più guardando a come la Norvegia finanzia il suo welfare investendo sui listini azionari globali i proventi di petrolio e gas, piuttosto che al capitalismo autoritario della città-stato Singapore. A chi meglio, comunque, affidare la “Milano Spa” se non ad Alessandro Profumo? L'ex amministratore delegato di UniCredit è uno dei pochi manger europei - e sicuramente l'unico italiano - di cui non si possa discutere la fedeltà realizzata ai principi dell'efficienza meritocratica in azienda e della creazione di valore per gli azionisti come coerente standard direzionale per un'impresa competitiva sul mercato. Per questo tutto si può dire di Profumo, ma non che gli piaccia il “neo-statalismo municipale”.

E sarebbe interessante sapere da lui come voterà domenica prossima al più “popolare” dei quattro referendum: quella sulla gestione privatistica dei servizi idrici. Non c'è dubbio che l'elettorato che ha portato Pisapia alla vittoria (prevedibilmente Profumo compreso) sia a favore dell'acqua come “bene pubblico”: ma come si muoveranno Pisapia (e, nel caso, Profumo) come azionisti di A2A? Meglio l'asset management “mercatista” (dividendi e gestione attiva della partecipazione in Borsa)? O meglio “l'economia sociale di mercato” a favore dei bisogni (e degli umori) degli elettori del centro-sinistra (ma anche un po' della Lega)? Penati su Repubblica ha ripetuto la sua con chiarezza: meglio vendere, tutto e subito. Eppure il lettore di Repubblica è stato l'elettore-tipo di Pisapia. Eppure l'economista ha esordito proprio con un incarico da parte del Comune di Milano.

Il primo sindaco leghista - Marco Formentini - lo inviò in Fondazione Cariplo, subito laboratorio di sussidiarietà e sfondo vero - assieme ad altri 87 enti dell'Acri - di ogni dibattito concreto sugli equilibri tra stato e mercato nella gestione dell'Azienda-Italia. Non ha infatti stupito in questi giorni, rivedere all'opera un altro anziano “guru” nazionale come Guido Rossi: sulle colonne de Il Sole 24 Ore si è prodotto in un inedito plauso alle Fondazioni.