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FINANZA/ Il manifesto dei "nuovi cattolici"

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La prima e principale è legata al magistero della “Caritas in veritate” - ma non solo - che ha definitivamente accreditato il valore della libertà e dell’iniziativa economica. L’impresa è il centro del “lavoro dell’uomo” e la sana competizione è il terreno di realizzazione e di verifica quotidiana di quell’impegno. Dopo la grande crisi del capitalismo finanziario, i cattolici hanno il diritto-dovere di promuovere e difendere l’imprenditorialità: che - al pari del “mercato” - è un grande “bene comune”.

In quanto tale non può essere né soppresso (com’è stato a lungo nei regimi sovietici), né oggetto di appropriazione indebita, di abuso privatizzatorio da parte dei cosiddetti “liberisti”, com’è stato in parte nell’ultimo ventennio. Naturalmente non sarà facile abbattare alcuni “mantra”: che, ad esempio, le cooperative non siano “vere” imprese, che le Fondazioni bancarie non possano essere buone azioniste di imprese bancarie e “imprese sociali” esse stesse; che le banche servano a investire in Borsa e non a far credito alle imprese; che i “quasi mercati” dei servizi offerti in sussidiarietà siano invariabilmente peggio dei grandi oligopoli privati.

Se “primum producere”, qual è il ruolo dello Stato fiscale? Il primato della redistribuzione è stato a lungo la bussola dei governanti “cattolici”, soprattutto nella lunghissima stagione del “centro-sinistra” seguita al boom. Il bilancio pubblico - sempre più allargato - è alla fine crollato su se stesso nello sforzo di equilibrare, integrare, “correggere” gli esiti dei mercati. Questi ultimi, d’altro canto, hanno mostrato tutta la loro instabilità e l’inefficienza concreta a “regolare” meriti e bisogni.

È in questo momento che la “cassetta degli attrezzi” dei cattolici può rivelarsi preziosa, se autentica: le risorse da “rimettere in circolo” non sono più quelle del prelievo tributario diretto da trasformare in spesa pubblica diretta. L’assistenzialismo burocratico è stato archiviato con il ventesimo secolo.

Una famiglia “debole” non diventa “forte” con un sussidio: la si rafforza offrendo ai ragazzi di quella famiglia una scuola competitiva, immersa in un tessuto socio-economico che genera occupazione dall’imprenditorialità.

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COMMENTI
18/07/2011 - Ma sarà vero? (Adriano Sala)

Tante belle parole, ma sarà vero quello che afferma l'articolista? I fatti fino ad oggi dimostrano che la cultura economica "cattolica" si fonda sull'affermazione "è più facile che un cammello passi attraverso la crune di un ago piuttosto che un ricco entri nel regno dei cieli". Questo, unito ad una cultura marxista-leninista della sinistra, non offre grandi speranze per il futuro di questo Paese.