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FINANZA/ Il "nemico" di Draghi prepara la sua rivincita in Svizzera

Il tedesco Axel Weber, candidato in un primo tempo alla presidenza della Bce, dove ora è approdato Mario Draghi, è approdato ora alla svizzera Ubs. L'analisi di GIANNI CREDIT

Axel Weber (Foto Ansa)Axel Weber (Foto Ansa)

Guido Rossi tuona su Il Sole 24 Ore contro «l’illimitata possibilità di accumulazione del denaro», trasformatasi «da potere sociale a potere politico». Denuncia «l’enorme quantità di moneta transitata dai mercati e dagli istituti finanziari, sia quelli regolamentati, sia quelli fuori d’ogni controllo, grazie alle ideologie della deregolamentazione».

E rimette in guardia, Rossi, l’opinione pubblica e la società civile dell'Ue sulla «totale indipendenza della Banca centrale europea: il suo ruolo rispetto al Parlamento europeo dovrebbe essere ridefinito, poiché la sua politica, finora quasi esclusivamente diretta al controllo dell’inflazione, ha comunque un peso politico di grande e crescente importanza per il suo controllo sul sistema bancario europeo».

Al Guido Rossi del 2011 - sempre più critico-apocalittico sulla finanza globale di mercato - vien continuamente voglia di chiedere lui dov’era negli ultimi trent’anni. Cosa pensava, diceva, scriveva, faceva, ad esempio, nel 1981, quando fu nominato presidente della Consob e si disse che lui rappresentava la nuova democrazia finanziaria, incaricata di abolire un vecchio capitalismo autarchico, bancocentrico, relazionale. Oppure quali abiti intellettuali (e politici) sfoggiava nel 1990, quando la nuova legge antitrust italiana - by Guido Rossi, senatore delle sinistra indipendente - fu correttamente ritenuta un testo-manifesto di un passaggio irreversibile al mercatismo, a un’economia “adulta” e universale, fatta di pari opportunità e pari responsabilità.

E nel 1997 non fu forse affidata a Rossi (da Romano Prodi, Carlo Azeglio Ciampi, Mario Draghi) la prima presidenza della Telecom privatizzata in public company? E che fine ha fatto quella Telecom? E nel 2005 il giurista-avvocato-filosofo non era forse l’eminenza grigia di Abn Amro (e della Procura di Milano) nel contrattacco “di mercato” all’Opa della Popolare di Lodi sull’AntonVeneta? Non fu forse nel suo studio che la Bnl fu venduta alla francese Bnp pur di non darla a Unipol?

Questo - forse troppo lungamente - premesso, il “caveat” rossiano sulla minaccia delle tecnocrazie bancarie alle democrazie politiche è azzeccato nel momento (e fa curiosamente il paio con il dibattito crescente sull’accettabilità del capitalismo anti-democratico in Cina). Al vertice Bce ha appena ricevuto la sua investitura proprio Draghi: il direttore generale del Tesoro italiano, massimo promotore delle privatizzazioni “di mercato”, da quelle bancarie a quella di Telecom Italia. E il suo passaggio alla Goldman Sachs - la “banca centrale del pianeta” - prima dell’approdo alla Banca d’Italia, prodromico al balzo in Bce, è simbolico di quella saldatura autoreferenziale tra banche centrali e banche “sistemiche” contro cui Rossi punta ora il dito accusatore.