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FINANZA/ Il "nemico" di Draghi prepara la sua rivincita in Svizzera

Axel Weber (Foto Ansa) Axel Weber (Foto Ansa)

Questa tecnostruttura recita un ruolo «sempre più politico e non può essere più, pur nella sua indipendenza, conflittuale con quello dei governi: almeno nelle democrazie costituzionali». Tuttavia sembra aver attraversato quasi indenne la Grande Crisi: tra qualche settimana saranno trascorsi tre anni dal fallimento della Lehman Brothers, Michale Douglas ha già interpretato il sequel di Wall Street, ma non si hanno notizie di seri provvedimenti giudiziari verso Dick Fuld, “il Coltello” che affondò Lehman, borse, banche, economie di mezzo mondo in un unico calderone scuro. Lo stesso che ribolle ancora della crisi greca.

Nel bailamme finanziario globale è andata di mezzo anche la Svizzera, in particolare la sua banca-Paese Ubs, uno dei forzieri del pianeta. E proprio nel triangolo Berna-Zurigo-Ginevra, nei giorni scorsi, è stato annunciato un passo clamoroso, forse finale nello sforzo di ripulire una patente ingiallita di “paradiso” della finanza globale: l’arruolamento di Axel Weber come futuro presidente della stessa Ubs. Fino a pochi mesi fa Weber, economista “prussiano” chiamato alla presidenza della Bundesbank, era preconizzato al vertice della stessa Bce, l’unica “presidenza d’Europa” cui la Germania fosse veramente interessata, sdegnando qualsiasi altra carica (presidenza dell'Ue, “Mr/Mrs Pesc”, ecc.). Invece, a dispetto di tutti i pronostici - e anche con sorpresa dei “fan” del cancelliere Angela Merkel - un giorno Weber ha rovesciato il tavolo: ha ritirato la propria candidatura, spianando la strada a Draghi.

Unica spiegazione ufficiosa: “Ho capito che la mia candidatura non era gradita a tutti”. Scilicet: “Il mio capo di governo mi ha comunicato che l’America, Wall Street, la City, perfino gli amici francesi, non mi vogliono alle Bce (e vogliono invece Draghi)”. Perché? È una storia lunga, anzi brevissima. Come è stato breve il passo successivo, in gusta coincidenza temporale con l’ascesa di Draghi alla Bce.