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FINANZA/ Il Fondo di Tremonti vs. la banda del ‘92

Mentre proseguono gli attacchi speculativi sull’Italia, molte imprese italiane potrebbero finire privatizzate o prede di gruppi stranieri. L’analisi di GIANNI CREDIT

Giulio Tremonti (Foto Ansa)Giulio Tremonti (Foto Ansa)

Giovedì scorso i giornalisti erano stati convocati dal ministro Tremonti presso la Cassa depositi e prestiti per la presentazione del nuovo Fondo strategico italiano: 1,1 miliardi versati dalla stessa Cdp e da Fintecna per lanciare uno strumento di pronto intervento pubblico sul mercato, per ingressi nel capitale di “società di rilevanza nazionale”.

Di quella conferenza stampa è rimasta agli atti una sola affermazione del titolare dell’Economia: «Domani risponderò all’ambasciatore Romano sul Corriere della Sera». Con una battuta-d’appendice: «Mi sono dimesso da inquilino» Era, in effetti, tutto quanto interessava i “media” quel giorno, dopo l’escalation delle indiscrezioni giudiziarie sull’“affaire Milanese”: la controversa ospitalità offerta a Tremonti dal suo ex consigliere politico; i presunti intrecci di vario malaffare di Milanese, sempre più indagato da varie Procure.

Tutto si è risolto quindi in un momento simbolico di un’estate sempre più grottesca sul piano politico-economico: spasmodiche congetture sulla lettera al Corriere (scuse, dimissioni, querele, denunce politiche, ecc.); nulla o quasi sul Fondo e sull’emergenza che va maturando di pari passo con gli attacchi speculativi al debito pubblico italiano: la stabilità del controllo di molte imprese italiane “di rilevanza nazionale” (dalle banche alle grandi utilities) e la nuova voglia di privatizzazioni, ancora sollecitata dalla necessità di far fronte a deficit e debiti del bilancio pubblico con vendite di asset patrimoniali.

Chi scrive questa nota settimanale ha richiamato “La lezione del ‘92” già sul Sussidiario del 12 luglio e quelle brevi riflessioni sono state lette nei giorni successivi da moltissime persone. Altri hanno ripreso, integrato, articolato quell’abbozzo interpretativo. La speculazione (allora contro la lira, oggi contro gli “spread” dei Btp) pone le premesse per una crisi finanziaria interna e quindi per un puntuale avvistamento del Britannia, il simbolico vascello che dalla City, cavaliere-corsaro è pronto a offrire denaro in cambio di vendite a buon mercato di pezzi pregiati dell’Azienda-Paese.

Proprio il Fondo strategico italiano, del resto, era stato concepito in fretta e furia da Tremonti in primavera, quando Parmalat è finita sotto Opa da parte della francese Lactalis (acquisizione poi conclusa con successo nei giorni scorsi in Piazza Affari). Un caso esemplare di corrente capitalismo italiano, di cui anche il Sussidiario ha scritto a lungo.