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FINANZA/ E ora Merkel e Sarkozy inaugurano la "legge del più forte"

Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa) Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Questi sono alcuni fatti. Che non assolvono il governo Berlusconi-Tremonti-Bossi e più in generale l’assetto istituzionale del Paese, anzi: la manovra di Ferragosto - tardiva, limitata e squilibrata - ha confermato che, in settimane cruciali, l’Azienda-Italia ha pagato come minimo gravi distrazioni da parte dei suoi governanti, assorbiti da inchieste giudiziarie e vicende private. D’altro canto, coloro che aspirano a governare il Paese - sostituendosi democraticamente al governo in carica - commetterebbero un grosso errore pensando di utilizzare strumentalmente quanto sta avvenendo: ad esempio, “santificando” o “demonizzando“ il governatore della Banca d’Italia, presidente designato della Bce. Che non è stato in questi giorni né il “salvatore d’Italia”, né “l’agente al servizio della Germania”.

Gli va dato atto, invece, di aver sottoscritto la lettera della Bce in cui si suggerivano riforme radicali della flessibilità nel mercato del lavoro ea tagli alle retribuzioni dei dipendenti pubblici: si è comportato da “civil servant” a Francoforte, senza ammiccamenti da candidato “premier tecnico” a Roma. D’altro canto, non sfugge che al direttorio franco-tedesco, nuovamente alla guida dell’Europa, non sia dispiaciuto poter chiedere un comportamento del genere a un presidente entrante della Bce proveniente prima dalla Goldman Sachs e poi da un Paese debole dell’Europa periferica mediterranea.

Anche Draghi è, in fondo, un italiano che deve sperare nel riaggiustamento del suo Paese dentro l’Europa, per contare alla Bce più di quanto conti l’oscuro presidente belga dell’Unione.

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