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FINANZA/ La "guerra" tra stimoli e rigore divide Europa e Usa

Mentre oltreoceano la Fed non si è mostrata favorevole in anticipo al piano di Obama, in Europa la politica economica continua all’insegna del rigore. Il commento di GIANNI CREDIT

Jean Claude Trichet (Foto Ansa)Jean Claude Trichet (Foto Ansa)

Il Financial Times non ha affatto gradito l’oggettiva indecisione di Ben Bernanke. Alla City (ieri chiusa) sarebbe piaciuta una Fed più chiaramente orientata a una nuova fase di stimolo monetario: il cosiddetto “quantitative easing 3”. Le grandi banche d’affari non possono che tifare per la proroga della situazione di iperliquidità che da tre anni cura i sintomi delle gravissime ferite dei crack finanziari e i rischi d’infezione, senza peraltro porre rimedio alle cause e neppure prevenire effetti recessivi sull’economia. Alle banche “sistemiche” la liquidità continua a essere preziosa per dare ai mercati un’operatività molto artificiale: una spinta agli utili speculativi, ma anche una volatilità che, alla fine, scarica spesso nuove perdite sui portafogli dei risparmiatori. Quella liquidità, d’altro canto, continua a non tradursi in domanda reale di beni d’investimento o di consumo: la risorsa scarsa rimane la fiducia, quanto meno in America ed Europa, gli epicentri della crisi finanziaria e poi della lunga frenata del ciclo.

Ma alla City londinese avrebbe fatto piacere anche una Fed favorevole in anticipo all’ennesimo, attesissimo “super-piano” che il presidente Obama dovrebbe lanciare lunedì prossimo, inaugurando virtualmente la sua campagna per la rielezione. Un piano che avrà al suoi centro il “lavoro”, ma la cui parola-chiave rimarrà “stimolo”. Bernanke non ha voluto schiacciarsi preventivamente sulle politiche della Casa Bianca: ha sottilmente lamentato, anzi, un “vuoto di governo” nel costruire reali percorsi di ritorno alla crescita (in fondo la stessa critica alla base del contestatissimo declassamento del rating Usa da parte di S&P’s.).

In ogni caso, sull’altra sponda dell’Atlantico, l’emergenza continua a non essere il rigore e la banca centrale può sottrarsi alla “cattura” da parte dell’Amministrazione se non con mosse dilatorie. Con la speranza che i dati macro (come ieri quello sul progresso delle spese per consumi personali) continuino a tenere lontano lo spettro di una ricaduta recessiva (“double dip”) e quindi il pressing per nuove dosi di stimolo monetario.

In Europa, nel frattempo, il “mantra” politico-economico continua a essere il “rigore” (e la manovra italiana – riveduta e corretta ieri sera – ne è un tassello). L’acquisto di titoli pubblici italiani e spagnoli da parte della Bce – dopo il salvataggio della Grecia da parte dei paesi membri dell’Eurozona – ha segnato una svolta per certi versi traumatica.