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FINANZA/ Il futuro della crisi tra la sfida di S&P’s e il “richiamo” di Draghi

Mentre Standard & Poor’s ha “bocciato” il debito americano, la Bce cerca di intervenire in soccorso dell’Italia per salvare l’euro. L’analisi di GIANNI CREDIT

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Dunque anche Barack Obama - e non solo Silvio Berlusconi - è stato bocciato dai mercati. E anche il Tesoro Usa - come il Governo italiano - si è ritrovato ad accusare la finanza globale di «gravi errori» nel valutare l’affidabilità di un Paese.

Berlusconi ha ripetuto che la pressione sullo spread dei Btp (giunto a 400 punti-base) da parte degli investitori internazionali è ingiustificata dai fondamentali dell’Azienda-Italia, così come gli attacchi speculativi ai titoli delle banche nazionali. Tim Geithner ha invece puntato il dito contro Standard & Poor’s, che avrebbe sbagliato di ben duemila miliardi di dollari le stime sui conti pubblici Usa nel declassare la “tripla A” dopo il faticoso accordo parziale raggiunto dal Congresso sul bilancio federale.

Poco importa. A questo punto la curiosità è tutta per i mercati alla riapertura e poi durante la settimana: trarranno subito tutte le conseguenze del “downgrading” americano in termini di spread diretti sul debito pubblico e indiretti sul costo del credito? Oppure la Corporate America tiene tra i suoi asset-paese un premio implicito, più forte anche del giudizio di una delle tre agenzie del monopolio (americano) sui rating?

Sarà in ogni caso un nuovo indizio di come prosegue la resa dei conti - sempre più dura - tra Stati e mercati, in attesa di un nuovo, probabilissimo G7. Standard & Poor’s ha fatto il suo dovere, affermando la sua indipendenza, imparzialità e professionalità? Oppure ha sfidato un’amministrazione Usa pronta a re-intervenire drasticamente sulle regole della finanza e sulle stesse agenzie di rating?

Ha voluto “azzoppare” irrimediabilmente Obama per conto dei “gatti grassi” di Wall Street, che forse guardano già al ritorno di un repubblicano alla Casa Bianca nel 2012? Singolare, in ogni caso, la riaffermazione della tripla A alla Francia: il commissario Ue, Barnier, è da un anno tra i “falchi” pronto a “bombardare” di regole la finanza di mercato basata a Londra. 

Nel frattempo, il confronto tra il caso americano e quello italiano può fornire altri spunti di riflessione. Quasi nelle stesse ore, la Cina ha alzato la voce contro l’America, lamentando la maggior rischiosità di ben 1.200 miliardi di dollari investiti in titoli pubblici americani; mentre l’Europa - reduce dall’emergenza-Grecia - ha riaperto le “crisis room” per l’attacco all’Italia.