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FINANZA/ Ecco la mission impossible di Draghi "il facilitatore"

Mario Draghi (Foto Ansa)Mario Draghi (Foto Ansa)

Quattordici anni dopo, Draghi - il materiale venditore di Telecom ai mercati, con l’assistenza di Mediobanca - si trova ancora a fare faticosamente la spola tra l’Italia, l’Europa, i mercati. Si trova in una posizione fors’anche più complicata di quando entrò in Via XX Settembre: neo-presidente della Bce, proprio quando la banca centrale dell’euro ha deciso di sostenere sui mercati i Btp italiani, messi sotto tiro dalla speculazione. La sua vicenda personale di tecnocrate chiamato in una delle stanze dei bottoni globali è un caso a sé, soprattutto dopo l’improvviso ricambio del membro tedesco nell’esecutivo di Francoforte.

La Germania conferma di voler esercitare fino in fondo il suo ruolo sostanziale di locomotiva d’Europa e in attesa di riservarsi una guida forte dell’Ecofin a partire dal 2012, segnala chiaramente la volontà di ridimensionare l’indipendenza della Bce, ponendola sotto una più forte tutela politica, al massimo condivisa con la Francia. E una Germania decisa a difendere l’euro, non è una Germania amica dei paesi deboli dell’eurozona: Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, Irlanda. Draghi - banchiere dell’Europa mediterranea, con un passato alla Goldman Sachs - entra quindi al piano nobile dell’Eurotower con un profilo più debole di quello che gli viene attribuito dai “media” anglosassoni.

Sta spendendo le ultime settimane da Governatore della Banca d’Italia dividendosi tra due debolezze: quella rinnovata del Paese che sta lasciando e quella nuova di una banca centrale che, in quanto supplente di una politica fiscale europea integrata, deve accettare il primato dei governi, anzi: del governo tedesco. La lettera co-firmata da Draghi al governo italiano per sollecitare interventi sul sistema pensionistico e sul mercato del lavoro ne è stata evento-annuncio.

Non sappiamo ancora, in concreto, quale sarà la misura e la forma della rinuncia di sovranità alla quale l’Italia dovrà quasi sicuramente sottostare per rimanere nell’euro (senza del resto avere alternative: come sta accadendo per la Grecia). È probabile che Draghi “il non italiano” (Financial Times) dovrà premere sul “suo” governo e sui “suoi” connazionali per una stagione di dura austerity. Come questa sarà coniugabile con la ricerca di “crescita” da parte delle imprese è al momento difficile prevedere.

La speranza, d’altro canto, è che siano limitati i sacrifici in termini di pezzi pregiati dell’Azienda-Italia: ad esempio, nel settore bancario (dove la forte sottovalutazione in Borsa di quasi tutti gli istituti potrebbe invogliare qualche raid), oppure in quelle delle utilities, soprattutto energetiche. È vero che qualche grande Comune ha cooperato male con alcune grandi banche internazionali sui derivati e forse meriterebbe di essere sanzionato sul mercato con la vendita di pacchetti azionari delle ex municipalizzate, ma non sarebbe nell’interesse collettivo. Così come una privatizzazione non ben costruita del BancoPosta. O “colpi di testa” su Eni ed Enel, concepiti nella “terra di nessuno” in cui pare essersi impantanata l’azione del governo e dell’opposizione.

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COMMENTI
12/09/2011 - britannia, bce e italia (francesco taddei)

il percorso fatto da draghi in questi anni non mi rende orgoglioso per la sua nomina alla bce; una volta di più segno che l'italia per esserci deve sottostare ad altri. parallelamente non mi rendono orgoglioso, anzi mi terrorizzano, tutte quelle "terre di nessuno" o "momenti senza governo" o "vulnus legislativi e/o economici" che periodicamente si riaffacciano sul nostro cammino e ai quali rispondiamo sempre in ordine sparso. sapremo mai concepirci come una comunità nazionale noi italiani? e da questa arriverà una visione organica dell'assetto istituzionale? se a voi sta bene così...