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DOWNGRADE ITALIA/ Da Standard & Poor’s la sfida finale a Berlusconi

Silvio Berlusconi (Foto Ansa)Silvio Berlusconi (Foto Ansa)

In fondo, il giudizio più inquietante per il governo in carica è stata l’apertura in rialzo di Piazza Affari: quasi un piccolo momento liberatorio da parte di un pezzo di Azienda-Italia che - come molti altri pezzi - pensa che “a Berlusconi qualcuno glielo deve dire”. Gliel’ha detto Standard & Poor’s: che certamente legge i giornali, dove certamente non dovrebbero finire direttamente le intercettazioni di telefonate fatte da un capo di governo appena due settimane prima. Ma ancora una volta non c’è più tempo per discutere le regole di una democrazia funzionante.

E poi S&P’s non ha detto che Berlusconi deve andarsene (così come non ha detto che Obama non dev’essere rieletto tra un anno): ha detto che l’Italia ha bisogno di un governo degno di questo nome. E il presidente Napolitano ripete - anche a chi continua a premere per esecutivi tecnici - che nella nostra democrazia parlamentare un governo resta in carica se ha una maggioranza. E anche Berlusconi ha l’opportunità di rimettersi a governare, avendone i numeri. Può farlo con il governo in carica o cambiando alcuni ministri.

 Standard & Poor’s, in fondo, gli ha fornito una chance finale: dimostrare che la sua capacità di governare prescinde dal pressing giudiziario e dal “gossip giornalistico”. Certo non è facile allorché tutto lo schieramento politico è sotto scacco da parte delle Procure: caso Tarantini, “caso Milanese”, “caso Penati” inchiesta P4. Ma - come sottolineava Winston Churchill - la democrazia resta sicuramente il peggiore dei sistemi politici, salvo tutti gli altri.

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