BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

FINANZA/ Dietro l’incertezza del governo c’è l’ombra di Draghi?

Foto AnsaFoto Ansa

Lo ha fatto in gran parte per il pressing della Bce, agenzia supplente di un’Unione europea attualmente ridotta a un incerto direttorio di fatto fra Germania e Francia. La lettera (tuttora non pubblica) inviata da Francoforte a Palazzo Chigi per garantire il sostegno ai titoli di Stato italiani sotto attacco sui mercati conteneva la richiesta di «riforme strutturali» - a fianco del rigore fiscale - per ridare elasticità al welfare e per rilanciare la crescita delle imprese attraverso una riduzione del costo del lavoro.

La risposta del governo italiano - incalzato da uno spread Btp-Bund che oscilla da un mese fra 250 e 400 punti - è stata nei fatti molto interlocutoria: forse proprio per il contesto eccezionale in cui le esigenze di correzione economica stanno maturando. Le mosse meno convincenti - almeno per ora - sono giunte dal versante fiscale. Che l’aumento dell’Iva sia stato tenuto di riserva come arma finale non ha stupito: avrebbe comunque probabili effetti collaterali depressivi e qualche problema di riscossione l’imposizione indiretta lo mantiene. Un aumento (ordinario o straordinario) della pressione sulle seconde case è stato probabilmente tenuto nel cassetto pensando anche agli enti locali, ancora in chiave di federalismo. Resta il fatto che l’addizionale fatta gravare - nella prima stesura della manovra - su lavoratori dipendenti ad alto reddito e sui professionisti onesti nelle dichiarazioni, ha mostrato scarsa autorevolezza politica: un intervento non diverso, nella sostanza, dal 6 per mille sui depositi bancari di Amato nel ’92 o dai più rozzi e antiquati aumenti su benzina e sigarette. Di più: si è trattato di un orientamento politicamente punitivo verso uno specifico segmento della “società economica” ritenuto non vicino allo schieramento di maggioranza.

Più interessante è stata senz’altra la ricaduta delle polemiche sull’addizionale: il “pacchetto” di inasprimento di lotta all’evasione, più orientato contro i ceti produttivi. Ma una qualche forma di prelievo patrimoniale - anche se non al livello di 3-400 miliardi ipotizzata da Alessandro Profumo, banchiere auto-candidato ministro - avrebbe segnalato determinazione, da parte del Governo, assai più che un nuovo elenco di adempimenti in dichiarazione o di misure mediatiche come la pubblicità online degli imponibili.


COMMENTI
05/09/2011 - Ma perchè? (Mariano Belli)

Ma chi l'ha stabilito che la finanza, il capitale, debba avere la precedenza sugli interessi dello Stato e quindi di noi tutti? Forse gli americani nel '45, ma ormai è storia.....se la carta non deve avere più valore, allora che lo sia per tutti! Questo debito criminosamente accumulato dai precedenti governi va in parte rinnegato (cioè ridotto nel montante) come ha fatto l'Argentina, raggiungere e fissare il pareggio di bilancio per legge, investire nello sviluppo (e nel lavoro dei nostri giovani) tutti gli interessi che stiamo pagando ai nostri creditori (+ i tagli da fare alla politica), mandare a quel paese gli speculatori e tornare a vivere! Ditemi : dov'è che sbaglio? Ah, non abbiamo i potere di deciderlo....ok, aspettiamo lo tsunami, allora.....ci penserà lui....