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SPILLO/ Squinzi-Giavazzi, la strana coppia che "sfida" Monti

Giorgio Squinzi (Infophoto)Giorgio Squinzi (Infophoto)

Ma non sembra solo una ricetta contingente: c’è una visione che non è “montiana” nella misura in cui riduce la strategia politico-economica all’austerità che il Paese non può non imporsi per restare nel club dell’euro e per non venire azzannato nuovamente dai mercati. Squinzi preme invece perché l’Azienda-Paese eserciti una sovranità economica che certamente ancora le compete.In questo, l’industriale milanese sfida Monti sul suo stesso terreno: a essere davvero uomo “del libero mercato”.

Entro il 18 ottobre le parti sociali si sono impegnate a stringere un accordo-quadro sulla produttività che smuova le acque basse e stagnanti della recessione italiana. Bene, Squinzi le sue carte le ha messe sul tavolo: scambio sussidi/alleggerimenti fiscale e, soprattutto, quel contratto siglato lo scorso 22 settembre da Federchimica, Farmindustria e tutte le sigle del settore (anche la Filctem-Cgil). Anche questo avrebbe richiesto più spazio mediatico. Per 180mila addetti e 3mila imprese entrano in funzione regole veramente nuove: ad esempio, la staffetta strutturata fra un lavoratore senior in uscita e uno junior in entrata. Oppure la flessibilità sull’erogazione dell’aumento dei minimi contrattuali (nell’arco di sei mesi) se lo richiedono le esigenze di produttività in un’azienda che fronteggia la crisi.

Monti - fra una trasferta estera e una dichiarazione tattica sul governo che verrà - farebbe bene a occuparsi "tecnicamente" di questo.

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