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SPILLO/ La guerra delle regole che "divide" banche e imprese

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Perché la sostanza - con buona pace intellettuale di Mario Draghi, primo firmatario di “Basilea 3” due anni fa - resta questa: la nuova architettura di standard globali mette sotto pressione le banche territoriali sia perché le obbliga a investimenti non proporzionati, sia perché - soprattutto - alza muri virtuali fra gli sportelli locali e la loro clientela di famiglie e imprese.

Se il paragone non è eccessivo, è un altro caso di sottrazione di sovranità (in questo caso del mercato) a vantaggio di “stanze dei bottoni” apolidi, ideologicamente a favore del rilancio della finanza “apolide” a vantaggio (forse definitivo) di quella “regionale”. (Quando il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, è tornato a chiedere ieri che dal voto in primavera esca «una classe politica più seria», non è stato certo per moralismo: un vero "governo politico" - poco conta se guidato o no da Mario Monti - deve riportare l’Azienda Italia con peso e autorevolezza ai tavoli in cui si decidono le nuove regole del gioco in un confronto spesso senza regole).

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