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FINANZA/ Quelle manovre attorno a BancoPosta e Cdp

Vittorio Grilli (Infophoto)Vittorio Grilli (Infophoto)

Le aziende bancarie, fra l’altro, sono sotto accusa non solo per la problematica tutela del risparmio, ma soprattutto per la vera o presunta stretta creditizia verso le imprese. Proprio la Cdp - invece - con l’aiuto del BancoPosta è stata chiamata dal Tesoro a sostenere una serie di iniziative per alleggerire le tensioni finanziarie presso famiglie e imprese (ad esempio, nei mutui). È chiaro che la stessa Banca d’Italia gradirebbe che BancoPosta-Cdp diventassero un gruppo bancario a tutti gli effetti: soggetto quindi alla piena vigilanza di Via Nazionale, cui la Bce in tempi non lunghi toglierà la supervisione sui due giganti “sistemici” UniCredit e Intesa Sanpaolo. Un polo BancoPosta-Cdp a proprietà attuale?

È ben comprensibile che i commentatori liberisti in servizio permanente stanno riaffilando le armi contro le Fondazioni. Ma quale sarebbe l’alternativa? Una privatizzazione sul mercato è fuori discussione. E la stessa esperienza europea insegna che se proprio uno Stato non vuole mantenere il postal banking in un “suo” polo bancario (Francia, con la Cdc), lo usa per rafforzare parti del mercato bancario domestico: in Germania Postbank è stata rilevata da Deutsche Bank.

Di certo, quella del risparmio postale italiano è una partita che sarebbe pericolosissimo lasciare attrarre nel vortice pre-elettorale.

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