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FINANZA/ Popolari e Fondazioni, cosa cambia con la "cura" Monti?

Il premier Mario Monti (InfoPhoto)Il premier Mario Monti (InfoPhoto)

Per certi versi all’opposto, il Tesoro (cioè il Governo) sta definendo un “prelievo patrimoniale straordinario” dalle Fondazioni per finanziare una “para-privatizzazione” di residue partecipazioni statali (Fintecna) o di società che restano in parte “di interesse nazionale” (Sace). In termini estremamente grezzi, la conversione in azioni ordinarie del 30% di capitale privilegiato detenuto da 65 Fondazioni nella Cdp equivale a un aumento di capitale (il compromesso sarà ragionevolmente trovato a 1,5-2 miliardi). E questi mezzi freschi andranno - pressoché contestualmente - a coprire “a leva” fra un quarto e un terzo dell’investimento della Cdp in asset che il Tesoro vuole liquidare a 5,4 miliardi.

Le cifre non hanno bisogno di alcun commento: il saldo della Legge di stabilità che il Governo sta faticosamente difendendo è 11,6 miliardi. Certo, 5 miliardi di “ammortamento straordinario” sono una goccia nel mare di 1.975 miliardi di debito pubblico. Ma sono anche l’unico “anticipo” sui 100 miliardi di incassi stimati (annunciati) dal ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, come “bazooka” taglia-debito. E la manovra avviene grazie a un accordo fra il Tesoro e le Fondazioni. Per quest’ultime l’esborso non sarà proprio lieve: a bilanci 2011 il patrimonio contabile degli 88 enti associati all’Acri ammonta a 43 miliardi e in parte è ancora immobilizzato nelle partecipazioni bancarie (sia nel caso di Intesa Sanpaolo che di UniCredit) che hanno dovuto essere reintegrate attraverso aumenti di capitale.

È vero che l’investimento originario del 2004 (1 miliardo) nella Cdp è stato ripagato dai dividendi. Resta il fatto che, otto anni dopo, l’intervento viene confermato e moltiplicato: esattamente com’è accaduto per le grandi banche sotto crisi. E ciò avviene su richiesta del Governo: allora retto dal centro-destra dopo un duro tentativo di ristatalizzare le Fondazioni; oggi da tecnocrati non estremisti e ideologici come Giavazzi, Boeri, Zingales (nemici irriducibili delle Fondazioni), ma comunque appartenenti a quella salda tradizione di “privato/mercato” che non ha mai troppo amato i “centauri” creati dalla legge-Amato. Quei mega-investitori della sussidiarietà che continuano a rispondere a enti locali e società civile, ma che così facendo oggi sono fra i primi soci (graditi) in Mediobanca.