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FINANZA & POLITICA/ Le "primarie" incerte dei poteri forti

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Perché il problema - per il terziario bancario-editoriale, si tratti della Goldman Sachs o del Financial Times -resta questo: chi vincerà le prossime elezioni? In Italia vincerà Monti? Ma al Quirinale o a Palazzo Chigi? Come premier di una nuova grande coalizione o “di schieramento”, per quanto ampio? Un Monti “raccomandato” dal Ppe germanocentrico o un Monti “atlantico” potenzialmente utile alla stessa Angela Merkel in caso di una nuova “koalition” dopo il voto in Germania? Un Monti “di Bazoli e/o Geronzi” oppure di “Della Valle e Montezemolo”? Di Casini (Caltagirone)? Di Silvio Berlusconi? Oppure ancora - secondo la suggestione insistita di Carlo De Benedetti - Monti “co-premier” di Pierluigi Bersani per garantire mercati, Europa e magari un po’ anche istituzioni cattoliche?

Nel frattempo via Solferino non ha particolarmente “festeggiato” l’affermazione (non plebiscitaria) di Umberto Ambrosoli alle primarie Pd per la Regione Lombardia. La campagna elettorale - sopra e sotto il Po - è ancora giovanissima. Gli “investimenti” - tutti: finanziari e politici - sono rinviati almeno alla Befana.

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