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GENERALI/ La manovra di Bankitalia e Cdp spiazza i "poteri forti" italiani

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L’intervento da 910 milioni in Generali vedrà la Banca d’Italia conferire il suo pacchetto a Fsi ricevendo in cambio azioni: probabilmente privilegiate per accentuare l’effetto-sterilizzazione della partecipazione sul versante della governance. Via Nazionale continuerà invece a beneficiare degli eventuali recuperi di valore del titolo triestino, ovviamente miscelando la sua combinazione rischio-rendimento con quella della Cdp e di Fintecna, finora soli azionisti del Fondo rispettivamente con il 90% e con il 10%.

Se voi foste Goldman Sachs o Warren Buffet o un fondo sovrano del Golfo non vorreste investire in un fondo a cui ha voluto partecipare la Banca d’Italia apportandovi un discreto pacchetto di Generali a prezzi non sopravvalutati? A proposito, un fondo del Golfo è praticamente già a bordo: meno di un mese fa il premier Mario Monti in persona è volato nel Qatar per cementare una partnership fra Fsi e Qatar Holding. Base: 300 milioni; obiettivo a 4 anni: 2,4 miliardi di investimenti. Nome dell’iniziativa: IQ Made in Italy venture, ufficialmente orientata a turismo, fashion, luxury, ecc. Un investitore misto di Italia e di globalità, estratto da uno dei più ricchi giacimenti di capitali contemporanei. Un socio ideale per le Generali: sicuramente per quelle del nuovo Ceo Mario Greco.

Comprensibile il disagio di altri grandi azionisti italiani: avrebbero forse preferito mantenere la buona vecchia Banca d’Italia in “sano” conflitto d’interesse (che comunque datava sostanzialmente da decenni, essendo il primo azionista Mediobanca, vigilato da Via Nazionale). Invece ora si ritrovano la “nuova Cdp”, appoggiata dal “nuovo Monti”, con il benestare della “nuova Banca d’Italia”.

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