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FINANZA/ La ricetta del "governatore" Quadrio Curzio

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Nel 2011, secondo le stime di Mediobanca, il “quarto capitalismo” ha già mostrato di assorbire la frenata dei due esercizi precedenti, riportando sopra i 70 miliardi di euro il proprio avanzo commerciale internazionale. Export e innovazione, dimensione media e capacità di sfruttare tutte le sinergie territoriali: questo il mix di molte imprese che ancora producono valore aggiunto e occupazione (ci sono dentro i gruppi Mapei e Brembo, guidati dai due candidati alla presidenza di Confindustria: Giorgio Squinzi e Alberto Bombassei). Il problema vero è e resta rifornire di credito e di capitali queste aziende: sostenere la fiducia imprenditoriale di questi distretti, tenere in buona forma il sistema bancario per aiutare questa “infrastruttura manifatturiera” a trainare la ripresa.

Le Popolari, ha ricordato Quadrio Curzio hanno fatto molto per tenere il passo con questo “quarto capitalismo”, cercando di esserne parte muscolare. Ma - aggiungiamo qui - non è che UniCredit o Intesa o altre banche medie o il credito cooperativo abbiano fatto di meno, riuscendo parimenti a resistere alla crisi e ricapitalizzarsi sempre sul mercato (senza bisogno di salvataggi pubblici). E ora è vero che il credito è un po’ “razionato” (come tutte le altre grandezze economiche), ma il problema non si risolve accusando implicitamente le banche con appelli più politici che tecnici, che sottendono una sudditanza di fatto ad altre sovranità e ad altre authority.

Come invece ha ripetuto Quadrio Curzio, è più importante riscoprire la sussidiarietà economica che fa da vantaggio competitivo nel vero liberalismo economico-sociale.

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