BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

SPILLO/ Mps e quella solidarietà in pegno al Monte

InfophotoInfophoto

Non sorprende che nel 2007 - in Banca d’Italia era già governatore Mario Draghi - il gruppo spagnolo abbia subito ri-offerto all’Italia l’Antonveneta. Il Montepaschi, ci mise del suo: nel senso che accettò di versare 9 miliardi di euro per cassa, mettendo a repentaglio gli equilibri della banca in nome della plurisecolare pretesa della Fondazione-città di non condividere mai con nessuno Rocca Salimbeni. Resta però il fatto che quella stessa Bankitalia che oggi tuona contro i banchieri che soffocano le imprese con il “credit crunch” allora non ebbe nulla da dire sul fatto che un’azienda bancaria Antonveneta fosse stata “comprata e venduta” due volte, regalando patrimonio e commissioni a banche estere.

Il vertice del Monte (il presidente Giuseppe Mussari, che guida anche l’Abi e ad aprile lascerà Siena; il direttore generale Pierluigi Vigni che si è dimesso e il successore Fabrizio Viola) hanno avuto coraggio a chiedere “solidarietà” ai propri collaboratori e questi troveranno certamente il coraggio di rispondere, anche se la vera “sussidiarietà” interna all’azienda sarebbe aumentare la produttività a costi più bassi. Però il coraggio deve ancora tornare a molti altri: ad esempio, alle forze politiche, che stanno continuando ad abdicare alle proprie responsabilità di governo democratico, troppo serie per le spalle ricurve e gli abiti costosi di professori ricchi e attempati.

 

P.S.: Un consiglio ad Alessandro Profumo, che è un banchiere bravo e onesto (checché ne abbiano pensato gli azionisti di UniCredit o ne pensino oggi alcuni magistrati milanesi): vada lui a presiedere il Montepaschi, perché è il migliore in circolazione per fare quel maledetto lavoro. Ma lo faccia per un euro all’anno: almeno il primo. E investa subito in azioni del Monte almeno uno dei 40 milioni che ha ricevuto come buonuscita da Piazza Cordusio Così ci convinceremo che lui era e resta - almeno un po’ - diverso da tanti suoi colleghi che hanno sempre fatto il contrario: incassare stipendi altissimi già al terzo mese e acquistare azioni “in opzione”, soltanto per rivenderle subito se (in qualche modo) andavano su.

© Riproduzione Riservata.