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FINANZA/ Le due "facce" di Unicredit

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Ligresti (proveniente dal nocciolo duro di Capitalia) ha lasciato Piazza Cordusio per l’aggravarsi della crisi in Premafin-FonSai e per i crescenti rischi di conflitto d’interesse legati alle operazioni correlate (l’ingegnere siciliano sarebbe stato l’unico a tentare una difesa di Profumo, spinto alle dimissioni poco più di un anno fa). Pesenti Jr. esce dal board proprio per la nuova “norma Monti (o norma Passera?)”: ha optato per la governance Mediobanca. Un disimpegno pesante sul piano simbolico: quasi vent’anni fa il gruppo bergamasco era stato espressamente inviato da Mediobanca ad assumere il controllo del Credit appena privatizzato. L’ingresso di Italmobiliare fu finanziato direttamente da Via Filodrammatici con un aumento di capitale. Fu in quell’occasione che Giampiero Pesenti (tuttora presidente del patto Rcs) si ritrovò in compagnia di Ras-Allianz e di altri industriali italiano (come Leonardo Del Vecchio) per dare un assetto al “nuovo Credit” che fu ben presto quello di Profumo.

Se Del Vecchio - secondo i “rumor” - ha mantenuto la sua quota, due altri imprenditori di nome avrebbero fatto il loro ingresso in Piazza Cordusio con quote non piccole (1%): Francesco Gaetano Caltagirone e Diego Della Valle. Entrambi hanno certo approfittato dell’aumento a forte sconto per puntare “chip” importanti sia sotto il profilo finanziario che di dislocazione dei cosiddetti “poteri forti” del capitalismo nazionale. Caltagirone, condannato per l’Opa Bnl del 2005 e impossibilitato a restare vicepresidente del Montepaschi, ha colto l’occasione per una specie di “fuga in avanti”: ha ridotto la sua partecipazione a Siena, accollandosi perdite non marginali, e ha rigiocato su Piazza Cordusio la proverbiale liquidità generata dalle attività cementiere, immobiliari e delle costruzioni. Una liquidità impiegata anche in pacchetti Rcs (fuori patto) e Generali.

Della Valle (anche lui molto liquido per il buon andamento delle sua attività industriali) non è affatto nuovo alle puntate nel settore bancario, strategico come quello dei ”media”. Giovane e rampante, era stato chiamato già vent’anni fa da Mediobanca nel prestigioso nocciolo duro della Comit privatizzata, ma entrò in rotta di collisione con Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi in occasione della resistenza decretata da Via Filodrammatici proprio all’Opa UniCredit concepita da Profumo. Entrò quindi nel nocciolo della Bnl, pure privatizzata, nel quale si ritrovò in consiglio anche a fianco di Caltagirone.

I due si divisero nel 2005: Della Valle appoggiò l’Opa del Bbva e il presidente Luigi Abete; Caltagirone si associò alla Popolare italiana di Fiorani e agli immobiliaristi romani (Statuto e Ricucci) nell’appoggiare l’Opa Unipol, gradita alla Banca d’Italia di Antonio Fazio, ma stoppata da Consob e magistratura. Grazie anche all’intervento di Guido Rossi, la Bnl fu acquistata interamente dalla francese Bnp e Della Valle realizzò una buona plusvalenza sul suo pacchetto. Titolare di un pacchetto importante di Rcs (dove è dichiaratamente pronto a salire fino a un ruolo potenziale di azionista di riferimento), a Della Valle è stato invece per ora interdetto l’ingresso pieno in Mediobanca. Con Caltagirone (e anche Del Vecchio) non ha mancato di incrociare le lame un anno fa, in occasione dell’estromissione di Cesare Geronzi dal vertice delle Generali.

Al dunque: fuori Ligresti e Pesenti, dentro Caltagirone e Della Valle, invariato Del Vecchio, affiancato in UniCredit dalla famiglia Maramotti (proprietaria anche del Credem). Qualcosa - a questo lato del tavolo - è cambiato: ed è chiaro che si tratta di movimenti potenzialmente interessanti per l’evoluzione del quadrante UniCredit-Mediobanca-Generali- (Telecom-Rcs). Ma è certamente presto per intravvedere traiettorie all’ombra del “governo dei banchieri” (in concreto: dell’ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, sostituito in banca dall’ex consigliere di UniCredit Tommaso Cucchiani).



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