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MANOVRE/ La Confindustria “apolitica” di Squinzi

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Per questo è apparsa poco “squinziana” anche la risposta del direttore generale uscente di Confindustria, Giampaolo Galli, uomo cresciuto nella cultura della concertazione con Innocenzo Cipolletta. In parte strumentale la posizione di Bombassei - “falco” di Federmeccanica sull’articolo 18, ma in realtà orfano della super-concertativa Fiat (a fini propri, tipicamente con la Cgil); strumentale quella di Galli, che tende a far passare per “concertativo” un atteggiamento non massimalista di Squinzi sulla riforma del mercato del lavoro. Ma un conto è pretendere (politicamente) lo “scalpo dell’articolo 18”, occhieggiando magari alla campagna elettorale del 2013; un conto è affrontare i temi cruciali della flessibilità del lavoro in entrata e in uscita dalle aziende in chiave non ideologica e con una reale attenzione agli equilibri sociali: che è la vera posizione di partenza del neo-presidente di Confindustria.

Il quale - non c’è dubbio - non avrà timori di differenziare i suoi punti di vista dal governo tecnico se questi non dovessero rispondere alle aspettative di tutta l’industria italiana. E industria vuol dire impresa manifatturiera privata: una multinazionale tascabile come la Mapei. Niente Stato, niente Borsa. Ma la rivelazione “per fatti” dello Squinzi-pensiero è ancora agli inizi.

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